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Archive for maggio 2009

flag europaSlogan come questo ne possiamo leggere a bizzeffe sui manifesti elettorali che invadono le nostre strade in questo periodo di campagna elettorale per le elezionie europee. L’impegno è solennemente preso, da tutte le liste che si candidano ad esprimere un numero più o meno ampio di deputati da mandare a Strasburgo.

Queste liste chiedono oggi il voto, è presumibile pensare che i candidati stiano nelle liste perchè voglio dar il loro contributo alle attività del parlamento europeo, onorando fino in fondo il mandato che riceveranno dagli elettori. Le forze che esprimono le liste avranno, si immagina, chiesto ai candidati serietà ed applicazione nel possibile ruolo futuro di parlamentare europeo. Il voto del cittadino si rispetta in questo modo.

Andiamo allora a buttare qualche occhiata alle liste che si presentano nella circoscrizione nordest, cercando di capire se le cose stiano così. Cerchiamo di vedere se ci siano candidati-civetta, buoni solo a prendere voti e che poi a Strasburgo non ci metteranno mai piede. Allo stesso modo, cerchiamo di capire se ci sono candidati che hanno già altri mandati elettivi tuttora in corso, che in caso di elezione a Strasburgo non rispetterebbero il voto precedente di cittadini che li hanno eletti in altri organi rappresentativi.

In entrambi i casi, ovviamente, credo si dovrà sottolineare l’inganno ed evitare di premiare col proprio voto le liste con candidati appartenenti all’una o all’altra categoria.

Cominciamo con dei casi facili facili: innanzitutto il Partito delle Libertà. Non occorre studiare a lungo la lista, la presenza in tutte le circoscrizioni del presidente del consiglio attualmente in carica è un messaggio di una limpidezza unica: dateci i voti che poi ne faremo quel che vorremo. La palma della lista meno seria del lotto è ampiamente vinta, ma si tratta di un ex-equo, vedremo dopo il perchè.

Lega nord: tutto sommato abbastanza bene fino al quarto candidato della lista, tale Enzo Bortolotti, attuale sindaco di Azzano Decimo (PN). I cittadini di quella città credo sperino che il loro sindaco resti ad amministrare il comune con la dovuta costanza. Niente da fare.

Lo stesso discorso vale per il Partito Democratico: al pari della Lega Nord lo sforzo di non mettere i soliti big strombazzati e plurieletti c’è stato. Peccato si scivoli sulla buccia di banana di Laura Puppato, attuale sindaco di Montebelluna, la quale in caso di elezione dovrà fare i salti mortali e passare le proprie settimane in aeroporto anzichè nella casa comunale. Bocciato anche il PD.

Diamo una occhiata all’Italia dei valori: che tra questi valori ci sia il rispetto del mandato avuto dal corpo elettorale? Eh, purtroppo no, mannaggia. Infatti Antonio di Pietro si presenta e questo provoca in noi la stessa reazione avuta col Popolo delle libertà: verrebbe da tirare loro le orecchie per la scarsa serietà. Visto che con la mano non arriviamo a fustigarli almeno non votiamoli. Palma del peggiore condivisa, per il momento, con i berluscones.

Unione di centro: non è stato facile trovare qualcosa, ma con un po’ di pazienza è saltato fuori il nome di Antonio Guadagnini, vicesindaco di Crespano del Grappa. Certo, non puoi paragonare il paesetto sul Grappa a Strasburgo, ma perchè non pensarci prima? Complessivamente comunque i centristi non hanno fatto male, ci sono delle vecchie volpi, è vero, ma quantomeno erano già a Strasburgo e vogliono tornarci. Auguri.

Rifondazione comunista-comunisti italiani. Qui ci imbattiamo subito in Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei comunisti italiani, per l’appunto. Quanto ci scommettiamo che a Strasburgo lo vedranno raramente? Essere il segretario nazionale di un partito non è mica un hobby per riempire week-end. Non ci siamo.

Scopro con l’occasione che è nato l’ennesimo partito di sinistra, Sinistra e libertà. Eh, sì, la sinistra è grandiosa. La tendenza del numero dei suoi voti e quello dei suoi partiti è in contrasto. L’uno cala, l’altro aumenta. Ecco che sale ad intepretare le esigenze del nordest in fatto di politiche europee il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola. Personalmente mi sta anche simpatico, ma l’operazione non mi suona bene. Ci vediamo tra cinque anni anche con voi.

E a chiudere questa emozionante carrellata, ecco la lista l’Autonomia, che si è lamentata recentemente per la scarsa visibilità datale dai media. Qui la probabilità di non trovare pecche era alta, visto che non si tratta di una lista in grado di schierare grandi big nazionali e di certo le sotto-liste che la compongono non sono tra le più votate. Spunta, purtroppo, il nome di Luigi Perone, consigliere regionale in carica presso la regione Friuli Venezia Giulia. Anche qui, perchè voler frettolosamente andare in regione se la vera vocazione era quella europeista? Stranezze..

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La disfatta

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Mi capita sempre più spesso di pensare a come ormai siamo abituato a “conoscere” la realtà attraverso l’intermediazione degli strumenti più svariati. e come questo sia al tempo stesso una grande opportunità ed un grande limite. Per fare un esempio, sono innumerevoli le situazioni che conosciamo grazie ai mezzi di comunicazione di massa. Al tempo stesso, le conosciamo superficialmente, niente di quello che accade è più ingrado di emozionarci se filtrato attraverso i consueti canali informativi. Se, per fare un esempio, scoppia una bomba in una città lontana noi lo sappiamo grazie al telegiornale. Ma la notizia non ci affligge, non ci sconvolge, passa attraverso la nostra mente come passarebbe l’annuncio dell’inizio delle vacanze estive, o dell’uscita dell’ultimo disco di chissà quale musicista.

In realtà questo meccanismo non è per nulla nuovo, non è iniziato con l’introduzione di giornali, radio e televisioni. Penso ad esempio allo studio della storia: studiate sui banchi di scuola, anche le più immani tragedie paiono delle favolette, appartenenti ad un passato troppo lontano per inquietarci. Occorre avere l’opportunità di approfondire la conoscenza con gli eventi, per ricominciare a provare qualche emozione. 

E’ quello che mi è accaduto domenica scorsa con il viaggio a Caporetto organizzato dalla nostra associazione. In quella vallata si è assistito alla più grande sconfitta di un esercito composto da italiani, nel corso della Grande Guerra. Ricordo con esattezza che sui libri che ho studiato da ragazzo si parlava genericamente di grave disfatta, poi riscattata dall'”eroismo” della successiva resistenza sul Piave. Tutto, su quei libri sembrava asettico, indolore. La giornata trascorsa tra le montagne ci ha fatto capire cosa ha voluto dire quel conflitto: ha voluto dire centinaia di migliaia di ragazzi morti. Come si può concepire anche solo l’idea di veder partire verso una morte quasi certa ragazzi di diciotto, diciannove anni? Se pensate ai ragazzi appena maggiorenni che sfrecciano sui loro scooter nelle nostre strade, che passano la giornata nei modo che conosciamo, ci sembra impossibile pensare che  loro coetanei potesse stare lì dove la vita di un essere umano era appesa ad un filo. Dove si dormiva per messi in grotte fredde e umide, soffrendo per 5 mesi all’anno un inverno rigidissimo, nevoso con equipaggiamente insufficienti. 

L’esperienza è stata utile anche per capire meglio quanto può esserci di propaganda , di negazione delle realtà anche in un paese apparentemente democratico come il nostro. Tramandare l’idea di una resistenza “eroica” aiuta a costruire un epos della guerra, alimentarne il mito per uccidere, dopo le persone, anche le voci di dissenso. Le parole sono importanti: se dovessimo chiamare le cose col loro giusto nome, come dovremmo definire governi che hanno permesso che tutto ciò accadesse? Che posto assegnare nella storia a statisti che hanno considerato la guerra, in assenza di aggressione, come una opzione possibile, auspicabile, infine necessaria?

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Cantori di laguna

bettoTra le innumerevoli opportunità che internet offre, c’è quella di entrare in contatto più facilmente con persone con cui condividiamo un interesse, una passione. E’ quello che mi è capitato pochi giorni fa quando ho conosciuto Betto Balon, nome d’arte sotto il quale si cela un ragazzo veneziano appassionato di musica e abile suonatore di chitarra. Ma qual’è questa grande passione che condividiamo? Quella per Georges Brassens. Per chi non lo sapesse, Georges Brassens è l’espressione più alta dell’arte di cantastorie francese, maestro di poesia e di melodia, ispiratore di tantissimi altri artisti, non da ultimo il nostro Fabrizio De André. E difatti alcune delle più celebri composizioni del De andrè seconda maniera (considerando come prima la sua fase melodica più tradizionale, la terza quella “etnica”) non sono altro che brani di Brassens tradotti in italiano. Tradotti ovviamente in modo non banale, rispettandone la musicalità, la rima, il significato. Brassens e De André hanno condiviso una visione anarchica del mondo, lontana dalle convenienze, solitaria e originale.  In molti, in Italia, si sono cimentati con i brani del maestro francese originario di Sète, citta di laguna nel sud dell’esagono. Anni fa anche io tradussi un suo brano, e immaginate la sorpresa nel vedere che c’era chi, sul famoso sito di video youtube, aveva già caricato numerose performance di brani tradotti non in italiano, ma nella lingua viva che io e Betto condividiamo, il veneziano.

E’ nato, spontaneo, un sodalizio. Su youtube protrete, se siete curiosi, trovare le performances di Betto, e se proprio avete tempo da perdere, potrete sentire la versione di Betto di un brano di Brassens tradotto dal sottoscritto ormai nel lontanissimo 1994: “Ea canson dea gente anca massa sicura”. Buon ascolto a tutti!

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Buon lavoro

Buon lavoro a tutti! 

A chi un lavoro non ce l’ha e lo vorrebbe.

A chi è costretto a lavorare in nero perchè altrimenti non lavorerebbe

A chi deve fare 100 km ogni giorno in macchina per andare al lavoro (e poi deve tornare a casa)

A chi passa due ore in treno o in autobus per andare al lavoro (e poi deve tornare a casa)

A chi per essere assunto deve firmare  una lettera di  dimissioni con la data in bianco

A chi accetta di lavorare 50 ore per settimana pur di lavorare

A chi lavora in condizioni igienico-sanitare precarie se non dannose, pur di lavorare

A chi è costretto ad accettare di essere insultato pur di continuare a lavorare

A chi rischia la vita perchè le misure di sicurezza sono un costo, pur di lavorare

A chi è costretto a lavorare dalla mattina alla sera e non ha più una vita propria

A chi non pagano gli straordinari

A chi pagano meno di quanto dichiarato in busta ma sta zitto pur di lavorare

A chi rimane fregato dopo anni perchè il datore di lavoro non ha pagato i contributi

A chi vede la propria ditta chiudere, rinascere sotto un altro nome e riassumerlo con contratto a tempo determinato perchè altrimenti lo avrebbero dovuto  assumere a tempo indeterminato

A chi non fa mai sciopero perchè sono troppi soldi che si perdono

A chi non crede nel sindacato e preferisce starsene per i fatti suoi, tanto non serve a niente e sono tutti venduti

A chi per migliorare la propria situazione al lavoro deve per forza fregare il proprio collega, o almeno così crede

A chi col suo stipendio compra la metà di quello che comprava  chi faceva il suo stesso lavoro trent’anni prima

A chi non fa figli, altrimenti non l’assumerebbe nessuno

A chi deve mentire per avere mezza giornata di permesso

A chi deve prendere ferie per fare cose cui avrebbe diritto ad assentarsi dal lavoro per legge

Buon lavoro, ne abbiamo bisogno

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