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Archive for febbraio 2009

Non siamo mai veramente pronti ad accogliere la notizia della scomparsa di una persona vicina. Per quanto questa scomparsa possa essere il frutto di una lunga malattia, per quanto l’evento rappresenti la fine di un lungo percorso di sofferenza, per quanto ci si sforzi, la notizia ci coglie sempre impreparati. La consapevolezza che con la persona che muore se ne va anche un pezzo della nostra vita è troppo amara. Non potremo più vivere assieme a lei le stesse situazioni, non udiremo più il suono della sua voce,  veniamo presi dal timore di dimenticare quell’eredità di sensazioni, abitudini, ricordi che ci legano a lei.  Chissà, forse quello che ci preoccupa è proprio il timore di soffrirne la mancanza, di non riuscire a riempire quel vuoto. 

Scrivo, e scrivendo ricordo, e le parole scritte non possono essere dimenticate.

Mia nonna ha sempre rappresentato per figli e nipoti un riferimento importante. E’ sopravvissuta per tantissimi anni agli altri miei nonni, meno fortunati e longevi di lei. I nostri anziani sono una specie di enciclopedia di un mondo che non esiste più, una finestra su una realtà che sembra preistoria, tanto diversi sono i tempi in cui viviamo oggi. Il mondo contadino, dove non c’era tempo per studiare e fin da piccoli si veniva avviati al lavoro dei campi. Dove ci si coricava su “materassi” riempiti di foglie di pannocchie secche, riscaldati da una borsa dell’acqua calda di ferro, non di plastica. Dove le mosche, le regine della cucina, veniva schiacciate in continuazione dall’apposito attrezzo, meglio noto come scacciamosche, fino a costituire un piccolo tappeto di cadaveri da poi spazzare una volta ogni tanto. Un mondo in cui la polenta era quasi l’unico cibo e il pane una ricchezza rara. Un mondo in cui affrontare 20 km al giorno in bicicletta per raggiungere il luogo di lavoro era normalità, non follia. Un mondo profondamente religioso e in cui le relazioni familiari e sociali erano talmente forti che oggi ci sembrerebbero probabilmente invasive di quella che chiamiamo privacy.

Per una nonna resti sempre un nipote. Non è una ovvietà, resti nipote nel senso che anche quando veleggi verso i 40 anni la nonna ti considera sempre un essere da proteggere, da seguire, da aiutare, da consigliare. Mi scappa un sorriso commosso, ripensando al menu che mia nonna ha continuato ad offrirmi per anni quando mi invitava a pranzo: spaghetti al pomodoro, bistecca, patatine fritte. Il menu che gradirebbe un bambino, semplice e gustoso. L’evoluzione del gusto che tutti compiamo nel corso del tempo in quei momenti non contava. E quel menu mi trasmetteva meglio di tante parole il messaggio di mia nonna: per me sei sempre un bambino da viziare, cui offrire quelle cose che ti piacciono ma che a casa dei tuo genitori non puoi mangiare sempre perché fanno male.

Anche dopo aver cominciato a lavorare stabilmente, la nonna ha sempre messo i soldi da parte per la mancia, ad ogni visita ecco materializzarsi la mancetta che durante l’adolescenza consentiva di pagarsi un cinema, una partita ai videogames in bar, un gelato. Sono cresciuto, ho comprato casa, mi sono sposato, ho affrontato le ingenti spese che tutti affrontano nel costruirsi una vita autonoma, ma la mancetta della nonna non ha mai mancato di aiutarmi.

Come dice con una bella formula un amico che scrive un blog molto più interessante di questo..Addio nonna, ti sia lieve il viaggio.

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L’orticello di San Marco

 

 

carnevale-venezia1Prima di entrare nel vivo dell’argomento di oggi, lasciatemi ringraziare tutti coloro i quali, con immensa bontà, mi leggono. Qualche giorno fa il counter di questo blog ha registrato ben 45 accessi in una unica giornata..se consideriamo che nè mio padre, nè mia madre, nè mia sorella sanno dell’esistenza di questo blog,  allora sono numeri che fanno immensamente piacere. C’è da chiedersi che interesse riscontrerei se ogni tanto scrivessi qualche cosa..invece, come vedete, tra un post e l’altro prendo delle lunghe pause. Mancanza di tempo? No, testa vuota!

Ho aprofittatto di un’ora libera giovedì sera per inoltrarmi nelle calli di Venezia e respirare l’aria carnevalizia. Secondo un trend ormai consolidato, eventi ed attrazioni tendono a concentrarsi in Piazza san Marco, piazza peraltro limitata nella sua superficie dall’allestimento del cantiere dei lavori di consolidamento della base del Campanile.

Ho visto che a differenza degli anni scorsi la Piazza mancava di un palco principale destinato ad ospitare concerti e spettacoli, ma la stessa era stata addobbata con siepi e piante, a simboleggiare la presenza di un “giardino”. All’interno del giardino, una piccola passerella e una piazzetta sono dedicate allo svolgimento di attrazioni su piccola scala.

Mi è sembrato un notevole cambiamento: il più grande carnevale italiano abbandona le trascorse velleità di organizzare eventi importanti e si ritira un una dimensione più piccola, da questo punto di vista la metafora del giardino, così simile all’idea di “orticello” mi è sembrata particolarmente adeguata.

Credo che prima di tutto in questa scelta contino le difficoltà economiche in qui versano i comuni, come quello di Venezia: del resto da anni ormai una grossa fetta della spesa è affrontata dagli sponsor, forse in questo modo si è voluto evitare di pagare i cachet degli artisti più famosi e in qualche modo slegare il carnevale da questa presenza ingombrante, quella dei contributori privati che non possono non seguire una logica di ritorno commerciale. Ho riflettuo anche sul fatto che gran parte dei visitatori che transitano per Venezia sono stranieri: che interesse possono avere nel seguire un artista   italiano di caratura nazionale?  E come possono godere di una rappresentazione teatrale, magari in dialetto veneziano?

Ragionando su questi e altri temi, credo emerga spontanea una considerazione: poco ha a che fare il carnevale con tutta la promozione, anche a livello internazionale, che del carnevale si fa. E servono a qualche cosa gli sforzi per far sì che il carnevale non sia una semplice processione di maschere, visto che una larga fetta dei turisti non hanno nè il tempo nè la voglia, nè la possibilità di viverlo in maniera diversa, più attiva?

Questa trasformazione del Carnevale non è certo in atto dal 2009, ma da lunghissimo tempo. E del resto, anche i  grandi eventi musicali e di spettacolo che si tenevano fino a qualche anno fa probabilmente con la tradizione avevano ben poco a che fare.

Siamo inesorabilmente condannati a vedere poco a poco il Carnevale svuotarsi di quel residuo di partecipazione popolare che un tempo ne era la parte più importante? Credo di sì,  ci sono poche speranze di interrompere questa trasformazione, e il Carnevale continuerà a celebrarsi solo come formidabile occasione per l’industria del turismo di avere un picco di alta stagione a Febbraio, quando altrove invece il flusso di visitatori è minimo.

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Una piccola inaugurazione

lapr_15010609_53570Domenica scorsa ho avuto l’opportunità di ascoltare in diretta l’intervento del Presidente del consiglio in occasione della giornata di inaugurazione del Passante di Mestre. Non nella sua interezza, visto che mi ci sono imbattuto ad intervento già iniziato. Ho potuto seguirlo per circa un quarto d’ora, prima che il collegamento venisse troncato per esigenze della rete, Rai news 24.

E’ sempre di grande utilità ascoltare cose di questo tipo direttamente, senza passare attraverso il noioso filtro dei titoli, dei commenti, delle repliche, e delle controrepliche che contraddistinguono i nostri mezzi di informazione.

Per tutto il quarto d’ora che ho sentito, non ho sentito parlare del Passante. Forse l’argomento Passante era stato affrontato prima che il sottoscritto si sintonizzasse, ed il relatore lo riteneva esaurito, cosa  probabile.  Per tutto il tempo in cui sono rimasto sintonizzato, il Presidente del consiglio ha rivendicato la correttezza dell’azione governativa nell’affrontare i problemi del paese, non mancando di bacchettare ogni 2-3 minuti la sinistra, colpevole di non pensarla come il governo, cioè lui.

Esempi come questo danno il senso della piccola statura, morale e politica, dell’uomo che gli italiani hanno scelto per guidare il paese. Credo che nessuno di noi abbia mai sentito un  Presidente degli Stati uniti repubblicano attaccare i democratici mentre si rivolge alla nazione, nè il Primo ministro inglese polemizzare coi conservatori mentre fa un bilancio della propria azione nel corso del mandato elettorale. Non potrebbe che essere così, le campagne elettorali finiscono, chi vince assume responsabilità di governo e obblighi nei confronti della nazione intera, abbandona i panni del competitore politico per assumere quelli dell’uomo di stato. Essere a capo dell’esecutivo offre la possibilità di rivolgersi con maggiore frequenza e autorevolezza ai cittadini, ma questa possibilità è data a quell’uomo in quanto rappresentante le istituzioni, non in quanto esponente della forza politica vincitrice. Correttezza imporrebbe che nessuno approfitti della tribuna che gli viene concessa per mettere in cattiva luce chi le elezioni ha avuto il torto di perderle.

Per il nostro presidente del consiglio non fa nessuna differenza. Tutte le occasioni sono buone.

Che si stia rivolgendo alla nazione a reti unificate per annunciare una importante riforma o si trovi dal palco del meeting dei giovani di Forza Italia, il modo di atteggiarsi è sempre lo stesso. Come una macchinetta musicale a manovella dotata di rullo, eccolo snocciolare i meriti del governo e i demeriti degli altri. Ci si chiede se abbia nello staff, come ogni politico di caratura nazionale, un collaboratore addetto alla scrittura dei discorsi o se possa bastare una macchina fotocopiatrice.

Nel tendone di Mogliano, una numerosa pletora di dipendenti diretti del Padrone  (ministri e deputati) approvava entusiasticamente, e interrompeva l’intervento con numerosi applausi, sottolineando proprio i passaggi più polemici, quelli che il Premier di un altro paese non si sognerebbe mai di fare.

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Paladini della salvezza

razzisti-e-imbecilliOgni tanto, periodicamente, torna all’ordine del giorno la cosiddetta “emergenza sicurezza”. E’ una fantomatica emergenza buona per tutte le occasioni, da far valere quando più fa comodo, quando occorre distrarre l’opinione pubblica da altre questioni, quando il giornale va riempito senza poter parlare di altre questioni, più urgenti e che ci toccano veramente tutti da vicino. Chiariamo, non  nego che possa esserci un oggettivo rischio in talune situazioni per un cittadino, specie se donna, che si trovasse a frequentare in perfetta solitudine le nostre città nelle ore serali. Ho 37 anni, e non ricordo un periodo della mia vita in cui si considerasse questa una attività esente da rischi, sicchè ne deduco che se di emergenza si tratta, è quantomeno piuttosto datata. Eppure di tanto in tanto viene sbandierata come vera e propria questione nazionale. Va da sè che questo grossi rischi siano connessi alla presenza di stranieri nelle nostre città,  è questo il messaggio che viene fatto passare direttamente o indirettamente. Sicchè dall’emergenza sicurezza si passa all’emergenza presenza straniera, utile a far capire che non ci sono responsabilità in questo che non siano da far risalire a questi stranieri, brutti e cattivi.

In un sol colpo la propaganda così orchestrata è utile per un duplice scopo: innanzitutto de-responsabilizzare chi avrebbe il compito di impedire il compimento di reati sul territorio, secondariamente garantire il consenso a quelle forze partitiche che si pronunciano costantemente contro la presenza straniera a a favore della protezione del cittadino. Rimane un mistero per me come possa accadere che continui a godere di ottimo seguito chi con più accanimento si scaglia contro questi sordidi stranieri. Visto che poi l’emergenza-sicurezza-stranieri si ripresenterà con periodicità mensile,si tratta evidentemente di un problema che questi paladini della nostra salvezza non sono mai riusciti a risolvere. Per recuperare i temi sviluppati in un vecchio articolo di questo blog, credo abbiano la stessa credibilità dei più ferventi sostenitori della famiglia, mentre attorno a loro milioni di coppie rinunciano a fare figli perchè significherebbe entrare nella povertà. 

Ecco un problema ancora più datato della nostra sicurezza in pericolo: nessuno in questo paese che appartenga al potere verrà mai costretto a dar conto di come abbia tradotto in azioni positive i propositi usciti dalle sue labbra. Che sia questa la vera emergenza nazionale?

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