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Archive for gennaio 2009

Bollettino di regime

tg5Che cos’è un regime? E necessario che sia assassino, che prenda il potere in modo violento? Deve forse negare le libertà fondamentali dell’individuo per essere definito tale? O ci sono forse situazioni più “morbide”, modalità di persuasione e di influenza delle coscienze più nascoste, progressive, magari seducenti?

C’era una volta una testata telegiornalistica che era considerata quella di maggiore qualità ed indipendenza di un gruppo televisivo importante. Il gruppo è Mediaset, la testata il TG5.

Gli altri due telegiornali del Gruppo, Studio Aperto e TG4 ,da tempo  si sa non hanno nulla a che fare con l’informazione, essendo il primo una specie di ributtante rotocalco di pettegolezzi e gossip, in salsa di cronaca nera e sanguinolenta; il secondo nulla di più di un inginocchiatoio sul quale il conduttore-direttore tesse ogni sera le lodi di chi gli dà da mangiare. 

Per anni il TG5 ha fatto in questo contesto la figura del telegiornale piu dotato di senso, equilibrato, capace di fornire un qualche elemento di informazione. Non ci voleva molto a ben figurare del resto, visto il livello della concorrenza interna.

Domenica scorsa, però, ho maturato la consapevolezza di quanto questa opinione sia da archiviare e di quanto anche il TG5 sia ormai una specie di “Pravda” completamente al servizio degli interessi del padrone della baracca.

Ecco la sequenza, da delirio, dei servizi offertici dal TG5 domenica scorsa.

Apertura con Berlusconi che fa campagna elettorale per le regionali in sardegna. Resoconto delle sue dichiarazioni da parte del giornalista presente nella sala della conferenza.

Secondo servizio: Berlusconi che dichiara, a quanto riportato dal commento a supporto del servizio, che il presunto enorme database di intercettazioni telefoniche a disposizione della procura di Catanzaro è una fatto tra i più gravi della storia repubblicana. Ulteriore commento telefonico sulla questione affidato ad una voce indipendente, quella di Clemente Mastella. Pochi secondi alla replica, letta dal telegiornalista, di uno sconosciuto del PD.

Pronti per il terzo servizio? Attenzione che parte: la grande ondata di indignazione per lo stupro di capodanno al rave che si era tenuto alla fiera di Roma e per quello  accaduto a di Guidonia. Il ministro della giustizia Alfano ordina l’ispezione in procura in seguito alla concessione degli arresti domiciliari allo stupratore di capodanno. Il teleascoltatore non può che trarne un profondo sdegno per i magistrati, nulla si dice su chi amministra Roma e su chi, più in alto rispetto all’amministrazione romana, prometteva sicurezza.

E vai col quarto: Si parla di PD. Veltroni dice che l’accordo senza la CGIL sul nuovo modello di concertazione sociale va rivisto. D’Alema contro Veltroni perchè dice un’altra cosa, e cioè che l’accordo va sottoposto a referendum tra i lavoratori. Nel frattempo, un pezzo di rifondazione comunista si stacca dal partito perchè contraria all’abbraccio mortale col PD di Veltroni verso cui sembra andare la dirigenza. Quindi il PD  e soci tratteggiati come una pollaio di galline isteriche (magari lo è anche, ma la finalità del servizio non sfugge).

Basta così? Assolutamente no: ecco in rampa di lancio il servizio sulla sommossa degli immigrati clandestini a Lampedusa. A corollario del servizio, la notizia che Maroni, ministro dell’interno, si sta per recare a Tunisi per stringere importanti accordi su rimpatrio e protezione delle coste. Si lascia intendere che in seguito all’accordo mille tunisi potranno essere rimpatriati e questo risolverà molti dei problemi del centro di accoglienza dell’isola.

Ma ecco il capolavoro, la chicca di giornata: parte il servizio su un convegno in memoria della figura di Bettino Craxi a nove anni dalla morte. Il consueto commento di beatificazione del personaggio, grande regista della politica italiana, europea e mondiale degli anni ’80. Interventi di due osservatori, che brillano per imparzialità: Stefania Craxi e Fabrizio Cicchitto. Inutile pensare che si parli di tangenti e di conti bancari cifrati nel servizio, tutto sparito!

A chiudere, una delizia per palati sopraffini. Piccola, ma preziosa. Servizio sul boom del turismo sulla neve. Sarà stato per merito delle abbondanti nevicate? Ma neanche per sogno! Interviene infatti il sottosegretario al turismo Michela Brambilla a ricordare ai telespettatori la bontà delle iniziative intraprese dal governo in materia di turismo invernale. Non si poteva chiuder in maggior bellezza, che ne pensate?

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Martedi 27 Gennaio ecco il quarto appuntamento con la rassegna “Ammira l’autore”: sarà nostra ospite in Centro Civico a Marano alle 20.45 Espedita Grandesso. Per chi non la conoscesse, Espedita è una veneziana trapiantata a Mestre, da sempre appassionata studiosa dell’immenso patrimonio di favole, motti, proverbi e modi di dire della venezianità. Grazie a lei ascolteremo tante piccole perle di saggezza popolare, alcune ancora in voga ed altre persesi nel tempo, approfondendone la storia. Perchè si dice Pissar fora dal bocal? Cosa significa aver do bale d’arzento suae? Per la risoluzione di queste e altre curiosità vi aspettiamo in Centro Civico!

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Si può fare

si-puo-farePer anni ho sofferto di un complesso di inferiorità, ho provato deferenza nei confronti della qualità del cinema francese. Ad un cinema italiano perennemente in crisi di produzione, incapace di raccontare storie avvincenti, limitato nei mezzi materiali e nelle capacità espressive sentivo contrapporsi la grande tradizione e soprattutto la grande salute  del cinema francese. Un cinema capace di essere “industria” sul modello del cinema americano, senza rinunciare alle prerogative di libertà espressiva, di sperimentazione di linguaggi che il cinema francese, e più in generale quello europeo, può vantare.

Era costante in me lo sconforto, vedendo la grande tradizione tradita dal cinema italiano contemporaneo, quasi come se l’aumento del benessere nel nostro paese avesse cancellato la capacità di raccontare, che si era sviluppata particolamente negli anni difficili e poveri del secondo dopoguerra.

Ultimamente però due piccoli, banali episodi mi hanno fatto riflettere su questa opinione: ho avuto modo di scambiare su Facebook qualche breve battuta con una signora francese appassionata del cinema di Amelio e più in generale del cinema italiano. Solo pochi giorni dopo, la notizia che Gérard Depardieu starebbe per lasciare la Francia e stabilirsi in Italia anche lui mosso, oltre che dall’amore per il nostro paese (e questo si sapeva), da un vivo interesse per i segnali di risveglio che il cinema italiano ha dato negli ultimi mesi.

Ho riflettuto un po’: un italiano che guarda al cinema francese come esempio, e francesi che fanno l’esatto opposto: in questo credo giochi parecchio la tendenza, umana, a non apprezzare appieno quelle cose che si conoscono da troppo vicino e a valorizzare quelle con elementi di diversità e distanza. E’ una tendenza per certi versi anche positiva, è bello saper valorizzare ciò che ci arriva da altri popoli,  da altre culture, da altre realtà, è la disposizione migliore che si possa avere nei confronti del prossimo. Ma anche in questo bisogna sapersi limitare.

A proposito di un cinema italiano che torna a saper raccontare, avvincere, emozionare: al di là dei due citatissimi “Il Divo” e “Gomorra”, mi permetto di consigliare “Si può farè”  di Giulio Manfredonia. Una grande, piacevole sorpresa. Un film che parla dell’esperienza delle prime cooperative sociali, capaci di dare senso alla vita di persone svantaggiate. Divertente, umano, sincero come pochi film hanno saputo essere negli ultimi anni.

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Il doppio volto di Allen

images1Pochi modi di fare cinema sono immediatamente riconoscibili come quelli di Woody Allen: personaggi alle prese con le loro nevrosi ed insicurezze, continui riferimenti alla sfera sentimentale e sessuale dei protagonisti, una comicità surreale e irrestistibile che paga molto di più alla tradizione dell’umorismo ebraico di quanto Allen stesso sembra voler ammettere. Per fortuna il grande maestro americano è anche piuttosto prolifico, circa una volta ogni 9 mesi se ne esce con un nuovo film, e ci si chiede dove trovi, a oltre 70 anni, le energie per continuare a lavorare così intensamente. Chi come me apprezza il suo lavoro (non siamo certo in pochi) se ne rallegra, e anche nei film meno riusciti  è possibile trovare delle perle di comicità ineguagliabili. Una delle caratteristiche dei geni come Allen però è quella di sapersi misurare anche con linguaggi diversi, e non temere la sfida.

Parlo a tal proposito di due dei suoi ultimi film: Match Point (2005) e Sogni e Delitti (2007).  Non si ride assolutamente in questi film, e una sottolineatura delle diverse intenzioni artistiche delle pellicole è data dall’assenza di Woody Allen in qualità di attore. Evidentemente ritiene di non poter conciliare la propria presenza con un taglio drammatico.

I film parlano della parabola infernale di persone schiave dei proprio desideri, in un caso desiderio di sesso,  nell’altro verso il denaro, e a quali effetti perversi, mostruosi, il desiderio può portare. Mi incuriosisce molto il perchè di questo cambio di rotta di Allen. In passato alcuni suoi film avevano parlato di omicidio senza rinunciare all’ironia, al gusto per la battuta, alla leggerezza. Verrebbe da pensare che la brutalità dei tempi che viviamo stia opprimendo anche il grande cineasta di New York, e che non sia riuscito a far finta di non avvertirla, per non raccontarla..al pari di un genio assoluto come quello di De André, mai troppo celebrato in questi giorni, non teme, come dicevamo, di confrontarsi con linguaggi diversi e il risultato ne è un racconto lucido e feroce dell’abominio in  cui persone apparentemente “normali” possono incappare.

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Semplicemente la pizza

imagesViaggiavo in automobile con amici qualche tempo fa, decantando le lodi di una pizzeria della Riviera del Brenta in cui vado spesso e nella quale fanno una pizza un po’ pesante ma semplicemente deliziosa e in cui le dosi di pomodoro, mozzarella e tutto il resto sono generosissime. Il mio giudizio entusiasta sulla pizzeria era condiviso dai compagni di viaggio,  tutti avevamo notato però una particolarità: in quella pizzeria è pressochè impossibile ottenere uno scontrino o ricevuta fiscale al momento del pagamento. Il conto viene fatto su di una calcolatrice a batterie e presentato verbalmente al cliente,  nulla di più. Solo su precisa richiesta, che ormai faccio regolarmente, è possibile farsi rilasciare una ricevuta compilata a mano , in cui la somma da pagare viene semplicemente riassunta alla fine, senza il dettaglio delle voci che compongono il conto. Mi è anche capitato in passato di rendermi conto di essere stato caricato di un conto troppo elevato, situazione in cui è facile incappare se ci si deve fidare di un conto presentato a voce! Da un certo momento in poi, visto che non posso evitare di concedermi ogni tanto quella pizza così gustosa, ho deciso di calcolare preventivamente, listino alla mano, quanto mi devo aspettare di pagare alla cassa. Almeno così sono pronto a controbattere in caso di un prezzo gonfiato, frutto di un errore o frutto di qualcos’altro.

Manifestavo agli amici la mia sorpresa: possibile che quella pizzeria, frequentata da migliaia di persone, non fosse mai stata fatto oggetto di controlli fiscali? Come potevano da anni, sistematicamente, non emettere un scontrino fiscale, a nessuno?

La mia curiosità, è stata soddisfatta: ho saputo dagli amici che questa situazione è resa possibile da un fatto molto semplice, banale.  Una ragazza che appartiene alla famiglia che gestisce la pizzeria è spostata ad un finanziere. Questo, sembra, riesce ad evitare qualsiasi controllo a quella pizzeria, che può quindi concentrarsi esclusivamente sul creare la sua ottima pizza, senza dover perdere tempo e energie in fastidiosi adempimenti fiscali! Sarà per questo che la pizza gli riesce in modo così favoloso?

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