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Archive for agosto 2008

Piccoli cinesi

Ho guardato da poco il documentario sulla Cina (decisamente in questi giorni non è possibile pensare ad un altro luogo) girato nel 1972 da Michelangelo Antonioni. A scrivere i testi a commento dell’opera fu un altro grande personaggio mai troppo rimpianto del giornalismo italiano, Andrea Barbato. Pur accompagnata in ogni luogo da guide locali e dall’occhio vigile dei funzionari del regime, la troupe italiana realizzò un documento di grandissimo interesse, cercando di cogliere, pur nell’ufficialità delle situazioni, il vero volto dei cinesi, popolo da secoli abituato a non lasciar trasparire nelle proprie espressioni “nè emozioni, ne dolori”, per citare con precisione un passaggio del film.

Già nel 1972 i dirigenti del Partito comunista cinese ritenevano che, dopo la rivoluzione culturale ed i conseguenti anni in cui l’accento era posto sulla necessità di costruire le idee fondanti la nuova Cina, fosse il momento di passare ad una fase di “maggiore produttività”. Le conseguenze nel lungo periodo di quella inversione di rotta sono sotto gli occhi di ciascuno di noi. Suggestive le immagini di Pechino che, 36 anni fa, assomigliava ancora ad un grosso villaggio più che ad una metropoli, con quartieri attraversati da strade strette a rettifilo, e case basse ai lati, caratterizzate da una struttura interna a cortile su cui si affacciavano le porte dei piccoli vani occupati dalle famiglie.

L’occhio del maestro Antonioni si posava in seguito su  un grande cotonificio, che occupava migliaia di operai. Chi lavorava nel cotonificio, disponeva di un umilissimo alloggio statale nei pressi dello stabilimento (il cui affitto non poteva per legge superare il 5% del salario) e di asili interni per vedere accuditi i propri bimbi durante l’orario di lavoro. Regimi illiberali, per usare un termine tanto caro ai nostri maitres à penser, si erano quantomento posti il problema di far si che la nascita di un figlio non fosse un problema tale da portare le persone a rinuncarvi, come accade nella occidentale e civile Italia.

I bambini cinesi dell’epoca venivano abituati fin da piccolissimi a stare in un contesto di comunità, i realizzatori del documentari rimangono stupiti infatti dalla cortesia e dalla grazia di piccole e piccoli, quasi nessuno facendo quei capricci che fanno assomigliare i bambini di oggi, specie i nostri, a dei piccoli tiranni.

Si dice spesso che i bambini sono delle carte assorbenti: nella società cinese del tempo, gerarchica, inquadrata, militarizzata nascevano piccoli soldatini ubbidienti, rispettosi dell’autorità familiare e statale.

I nostri piccoli italiani rissosi, egocentrici, invidiosi, viziati, prevaricatori non sono forse i migliori interpreti del paese che i loro nonni e genitori hanno costruito attorno a loro?

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Emergenze nazionali

Raccapricciante la visione del TG5 di quest’oggi. Questa che era qualche anno fa la testata “di rappresentanza” di mediaset  e che ancora manteneva una parvenza di imparzialità, è oggi completamente asservita al fiancheggiamento del proprio padrone. In sequenza, oggi, un servizio sulla presenza dei militari della città, che avrebbe già registrato i primi effetti positivi (sembra che abbiano fermato dei tossicodipendenti a Torino); a seguire intervista al neo-brillantissimo ministro per la funzione pubblica Renato Brunetta il quale “non si lascia intimorire dalle critiche e rilancia la sua battaglia contro gli assenteisti”. Nel finale, spot ad una serie televisiva americana che sta per essere programmata sulle reti del biscione e a chiudere la consueta rubrica gastronomica, oggi si cucinava un pesce alla piastra con le zucchine su letto di foglia di vite.

Tornando all’intervista “concessa” dall’onorevole ministro, il giornalista siedeva di fronte a lui, probabilmente in mancanza di un inginocchiatoio. Da genuflessione infatti le domande rivolte, del tipo “Allora, ministro brunetta, la sua campagna contro i fannulloni ha registrato i primi importantissimi successi, lei li ha guariti tutti, non vorrà mica fare il medico?” Tono molto aggressivo come potete riscontrare, giornalismo a servizio degli spettatori.

Tra le gemme del decreto-legge 112 che sta facendo ripartire la macchina della pubblica amministrazione e ammodernando il paese a sentire il TG5, anche la sospensione del pagamento delle indennità accessorie non solo ai malati (per cui chi si ammala si vede decurtato lo stipendio) ma comunque a tutti coloro non presenti in servizio per qualsiasi motivo, salvo qualche rara eccezione. Non rientra tra le eccezioni chi sia assente dal lavoro perchè in permesso per donare il sangue. Ecco che un gesto di generosità, che consente di contribuire a salvare delle vite umane, viene punito mediante il taglio della retribuzione.

Si stenta a crederci. Voglio dire, si stenta a pensare che qualsiasi essere umano dotato di raziocinio possa pensare legittimo penalizzare chi va a donare il sangue. Eppure questa gente è lì a decidere delle nostre vite.

Ecco che oggi l’onorevole ministro si è impegnato a togliere questa scandalosa novità in sede di conversione del decreto. Decreto che, come tutti, deve caratterizzarsi per necessità ed  urgenza. Evidentemente tra le emergenze nazionali, assieme ai pubblici dipendenti, agli stranieri ed ai tossicodipendenti, dobbiamo annoverare anche i donatori di sangue. Quel che è giusto è giusto.

Come nel caso della pensione sociale sottratta a casalinghe, suore, e a chiunque non avesse versato contributi per almeno 10 anni, il governo finge di essersi sbagliato per tornare sui suoi passi sull’onda delle proteste, dopo aver saggiato il grado di favore che un certo tipo di provvedimenti trovano nel paese.

E’ triste la consapevolezza che ci sarà parecchio materiale per questo blog.

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