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Archive for luglio 2008

Immagine e sostanza

Possono essere veramente tratte molte lezioni dal caso, dibattutissimo, della lunga agonia di Eluana Englaro, vivente da sedici annni in stato vegetativo dopo un gravissimo incidente stradale. Circa 20 giorni fa la sentenza della Corte d’Appello di Milano, che consentiva alla famiglia di operare la sospenzione dell’alimentazione artificiale di Eluana. Ieri, il conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera dei Deputati inanzi la corte Costituzionale contro la corte di Cassazione che ha confermato la sentenza della Corte di Appello.

A favore della sollevazione del conflitto, tutti i gruppi della maggioranza governativa, contrari unicamente l’Idv e i radicali, Pd astenutosi.

Ancora una volta una questione dalle implicazioni così profonde viene utilizzata del potere politico, incapace di non far valere anche in questa occasione le proprie divisioni, senza  cercare una vera e propria strada per la risoluzione di casi come quello di Eluana. Sarebbe necessario sottrarre queste questioni alle fratture tra i partiti, ma come al solito la via più difficile e meno propagandistica è anche quella che non viene mai percorsa.

Da un lato il centro destra evidenzia ancora una volta  le proprie priorità di azione. Compiacere innanzitutto i gruppi di pressione più forti al loro fianco è quello che viene perseguito con maggiore continuità, quasi scientificità. Del tutto assente, al di là delle dichiarazioni di facciata, qualsiasi volontà di operare per la vera emergenza del paese, le difficoltà econominche di tante, troppe famiglie di questa terra sciagurata.

Dall’altro lato, l’ennesima dimostrazione dell’assenza di visione strategica su questo che evidenzia il partito democratico. Essersi astenuto su una questione di questo tipo, ne è la dimostrazione più efficace. Avere due anime che si contrappongono, significa spesso non averne nessuna, e la constatazione è desolante.

Sarebbe stato meglio che il parlamento non si fosse pronunciato per nulla, ma visto che lo si è fatto, bisognava che il Pd dimostrasse di avere capacità di pensiero ed iniziativa. Ed invece, niente di tutto ciò. Nelle ultime settimane sembra che solo l’Idv abbia mantenuto questa capacità, mentre il Pd si dibatte tra infiniti problemi che le operazioni d’immagine, quali il tesseramento di giovani e (si spera) brillanti ragazze, non possono mascherare.

P.S. solo 24 ore dopo questo post, ecco che leggo Miriam Mafai, con parole più appropriate delle mie, esprimere la mia stessa delusione. http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/eluana-eutanasia-2/fuga-pd/fuga-pd.html

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Fratellanza e Benzina

La settimana scorsa Barak Obama, candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, ha effettuato un percorso a tappe al di fuori dei propri confini nazionali. Lo scopo era manifestamente quello di creare, anche a livello internazionale, una più efficace credibilità alla propria candidatura, cominciando a costruire quei rapporti, con Europa e Medio Oriente in primis ,che un presidente americano non potrebbe non avere, in qualità di esponente principale della più grande potenza economica e militare al mondo.

Agli occhi di un europeo progressista l’iniziativa non può che sembrare vincente: abbiamo visto tutti la folla oceanica che si è riunita a Berlino per ascoltarne il discorso. Come nel caso dello sfidante di Bush di 4 anni fa, John Kerry, la maggior parte degli europei guarda ad Obama come a quell’uomo che potrebbe mettere lo stop alla politica al tempo stesso aggressiva e isolazionista che l’america repubblicana di Bush ha seguito. Si spera in un’america che non intervenga in armi negli altri continenti sulla base di un pretesto da rivelarsi poi inesistente, in una america che accetti le proprie responsabilità nei confronti dell’ambiente e riduca le proprie emissioni e costruisca macchine meno inquinanti, in una america che smetta di avvalersi della “guerra al terrorismo” per negare libertà individuali al di fuori e al di dentro dei propri confini.

Ebbene, con mio grande stupore, ho saputo del fatto che questo viaggio ha fatto scendere la popolarità di Obama negli Stati Uniti. Il lungo viaggio all’estero infatti farebbe sospettare all’elettore americano una volontà di minore impegno del candidato sulle questioni interne. Negli stesso giorni in cui Obama parlava a decine di migliaia di Berlinesi, il candidato repubblicano John Mc Cain si faceva riprendere in un ristorante di salsicce della provincia americana, o a passeggio in un parco con  George Bush padre (quasi a far capire che il nume tutelare della presidenza americana rimarrebbe comunque sempre lo stesso). Una pacca sulla spalla all’autista americano alla pompa di benzina in termini di consenso paga molto di più che parlare di fratellanza alla knesseth israeliana o alla porta di Brandeburgo. Sentivo infatti citare il fatto che, secondo un recente sondaggio, il 55% degli americani non considera Obama il candidato giusto, e questa percentuale è salita proprio in concomitanza con in suo viaggio.

Stiamo per avvicinarsi ad una nuova delusione per chi guarda ad Obama, a torto o a ragione, come ad una speranza per il cambiamento della politica americana? Ricordo che Kerry veniva dato come in grado di giocarsela con Bush fino in fondo, poi il voto diede ragione al presidente uscente in maniera schiacciante.

Il ricordo della sconfitta-beffa di Al Gore, mai definitivamente chiarita, di 8 anni fa è li per testimoniare come l’establishment repubblicano sappia tutelarsi nelle maniere migliori, e il duello che in Europa non potrebbe neanche darsi vista l’enorme differenza di appeal tra i due, in america è tutto da giocare.

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La carta sporca

Abbiamo trascorso una settimana di piacevole vacanza a Napoli. La città si è offerta ai nostri sensi in tutti i suoi splendori e miserie. Chiunque l’abbia visitata sa di che cosa parlo: panorami sul golfo da togliere il fiato e puzza di orina in ogni angolo appartato, chiese ricche di tesori e automobili parcheggiate in doppia, tripla fila, palazzi borbonici elegantissimi e sporcizia diffusa quasi ad ogni angolo di strada, la più importante tradizione teatrale e musicale d’italia e la maleducazione diffusa di camerieri e commercianti…

Il caso ha voluto che proprio nella settimana in cui mi trovavo laggiù, si tenesse e venisse mostrato in diretta nazionale il concerto di Pino Daniele a Piazza Plebiscito. Concerto organizzato per testimoniare una volontà di “svolta”, di “risollevarsi” della città, perchè Napoli non è solo una “carta sporca”.

Gli slogan della manifestazione, al sottoscritto visitatore della città proprio in quei giorni, sono parsi particolamente vuoti: l’atteggiamento di scarsissimo rispetto nei confronti della città da parte, in primis, di chi la abita mi è sembrato molto grave. Il posto in cui deporre un rifiuto, orinare è spesso individuato nella strada. Nè è meno grave nell’atteggiamento verso la città il fatto di renderla quasi invivibile nel percorrerla a velocità folle con scooter rumorosi o nell’attraversare con l’automobile anche le vie più improbabili e ufficialmente vietate alla circolazione, occupare le già misere vie riservate ai pedoni con motorini parcheggiati o rifiuti, o casse di alimentari o chissà che altro…

Probabilmente una settimana è poco per entrare nell’anima della città, ma è ampiamente sufficiente per subirne i disagi. Ed è un delitto che un luogo dalla storia così importante, dalle incommensurabili bellezze sia oggi più che mai, considerato un posto da evitare.

La Napoli di oggi, come per certi versi anche Venezia, non sembra meritare la Napoli di ieri.

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HLM

L’altro giorno stavo guardando in streaming il telegiornale dell’emittente statale francese France 2. Tra i servizi mandati in onda, uno riguardante la materia degli alloggi popolari. In Francia esiste una legge per la quale ogni comune ha l’obbligo di destinare almeno il 20 % delle lottizzazioni all’edilizia popolare. Il servizio descriveva una situazione variegata, con la maggioranza dei sindaci rispettosa dei limiti importi dalla legge e con una minoranza che non destinava quanto dovuto all’ediliza popolare, spesso lamentando la carenza di terreni edificabili adeguati.

L’acronimo di questo post è quello usato in francia per identificare gli alloggi popolari e sta per Habitation à loyer moderé. Non occorre sottolineare come il fatto di avere una percentuale di alloggi popolari così alta, almeno per gli standard italiani, fà si che ci sia una relativa facilità di ottenimento a tali alloggi, o quantomeno vi si può accedere anche se non si è proprio in condizioni di difficoltà quotidiana di sussistenza.

In italia la quantità di alloggi popolari è talmente bassa da rappresentare uno degli aspetti della negazione del diritto alla casa. Anzichè favorire la possibilità per tutti per avere una casa, anche per chi non ci riesce con le proprie forze, nel nostro paese si favoriscono da decenni le operazioni immobiliari a basso tasso di qualità ed alto di redditività per i costruttori.  E’ scandaloso che si sia permesso tutto questo, e che oggi il possesso o l’affitto di una casa sia diventato uno dei fattori che scoraggiano i giovani ad uscire, a sottrarsi alla tutela dei genitori per costruire una vita propria.

Tre post fa, questo blog ha parlato di famiglia, e di soprattutto di quanto la difesa della famiglia venga evocata in modo strumentale e inappropiato da chi, con scelte consapevoli, ha consentito che quella famiglia tanto evocata diventasse in realtà una istituzione moribonda. Moribonda perchè le famiglie, nelle società che funzionano, si evolvono, cambiano, proteggono fintantochè chi vi cresce non ha le forze per costruirne una di propria.

Emerge in tutta la sua assurdità la sortita infelice di quel ministro, ora non più tale, che bollò i giovani di immaturità. Quei pochi che riescono nel progetto di aquistare una casa, sanno per 10-20 anni della loro vita un prestito della banca li costringerà a dibattersi tra perenni difficoltà, e a considerare la nascita di un figlio come un lusso o peggio, un flagello.

Ma il tono della sortita di quel ministro aveva fatto capire quale fosse il grado di consapevolezza di tutto questo nel personale politico nazionale. E aveva fatto capire a che punto si fosse nell’individuazione dei responsabili.

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