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trapaniIl blog si è preso una lunga pausa nel mese di Agosto, troppo caldo perchè la mente elaborasse qualcosa di interessante. Proprio mentre il blog torna dalle ferie, è chi lo scrive che si appresta a fare le prime (e ultime, temo) ferie dell’estate, quasi fuori tempo massimo.

La circostanza di per sé non è molto interessante, ma mi consente di raccontarvi qualcosa. Le ferie mi porteranno a Trapani, capoluogo della Sicilia occidentale, da cui è possibile raggiungere svariate località balneari, isole, borghi medievali dell’interno come la famosa Erice. L’aeroporto dista solo 13 km dal centro cittadino ma, sorprendentemente, quando arriverò rischio di trascorrere l’intero pomeriggio bloccato all’interno dello scalo. Il bus AST che collega l’aeroporto alla città non presta servizio per 4 ore e mezza, tanto è l ‘intervallo di tempo che intercorre tra la corsa delle 14 e quella successiva (orario festivo) delle 18.30. Alternative in campo, un bus molto più costoso di una compagnia privata che comunque non parte prima delle 17.15, oppure il taxi.

A soli due km dall’aeroporto vi è pure una stazione ferroviaria, quella di Birgi, ma la strada che porta alla ferrovia è senza marciapiede nè, ovviamente viene da dire, non c’è alcuna navetta che la colleghi all’aerostazione. Sorvolo infine sulla frequenza dei treni, talmente rara anche quella da disincentivare chiunque affrontasse il rischio di percorrere a piedi una strada solcata da macchine e arrivare in una stazione pure in gravi condizioni di degrado, come ho visto su di un filmato che gira in rete.

Si sente spesso dire che uno dei principali volani di sviluppo economico del mezzogiorno sia il turismo. Ecco un esempio concreto di come venga incentivata questa possibilità: si  promuove un aeroporto (Trapani è considerato peraltro lo scalo low-cost per Palermo) e poi non si assicurano i collegamenti col territorio, come se la domenica non fosse un giorno di arrivo importante per i flussi dei viaggiatori.

Riabilitazioni

sircanaIl grande chiasso (su stampa e internet, moolto meno in televisione, per ovvi motivi) che si fa sul giro di donne compiacenti che attorniano il nostro presidente del consiglio sta portando ad un risultato del tutto imprevisto. Un risultato che nessuno si preme di sottolineare, e proprio per questo voglio dargli spazio: la riabilitazione, a mesi di distanza di Silvio Sircana.

Ricordate? Sircana era il portavoce di Romano Prodi, e a marzo del 2007 venne investito da uno scandalo di larghe proporzioni per la pubblicazione di alcune foto che lo ritraevano nell’atto di accostare, a bordo della propria automobile, un transessuale. Dopo lo scambio di qualche battuta, l’automobile di Sircana si allontanava. Le foto vennero pubblicate con grande evidenza da “Il Giornale”, che probabilmente all’epoca non aveva ancora sviluppato quella grande sensibilità nei confronti della privacy, che oggi sembra animare i redattori della testata contro chi cerca di diffamare il premier.

Vedere quelle immagini a oltre due anni di distanza fa quasi tenerezza: il povero Sircana si mosse solo con la propria automobile, pagando di tasca propria la benzina e l’usura dei pneumatici, accostò il transessuale con ogni probabilità per contrattare una prestazione, se ne andò probabilmente perchè riteneva che il prezzo fosse troppo elevato. Prezzo che, credo, non sarà stato superiore alle poche centinaia di euro.

Il signor B., invece, dà sfogo alle sue esuberanze sessuali attivando un facilitatore (a cui sicuramente avrà promesso compensi o favori in cambio), usa allegramente mezzi  istituzionali per far arrivare presso residenze private le ragazze che lo rendono felice,  paga senza battere ciglio le prestazioni ricevute a prezzi di molto superiori rispetto a quelli che facevano desistere Sircana.

Se lo scherzarci su non vi disturba, mi permetterete di dirvi che io qui ci vedo un piccolo, importante senso di ciò che resta della diversità del centrosinistra rispetto al Berlusconismo: un approccio ancora popolare, più schietto al piacere fisico.

Sircana non era uso organizzare alcun family day, non andava ogni Natale in televisione a farsi ritrarre con in propri figli in braccio. Accettò la pubblicazione delle foto che lo ritraevano senza minacciare alcuna ritorsione, chiedendo comprensione per una debolezza di una sera (sarà stata una? Forse no, ma fa differenza?).

Silvio S., almeno per me, sei completamente riabilitato.

forte poerioQualche giorno fa sono andato a visitare Forte Poerio, l’area militare dismessa tra Oriago e Gambarare che il comune di Mira ha acquistato dal demanio militare e che sta riconvertendo ad area verde. L’area ospita adesso alcune panchine, tavoli e dei giochi per bambini. Visitando la struttura, ho incontrato un simpatico signore che stava accompagnando la nipotina per i viali del Forte. Dopo averla fatta giocare, la stava portando a vedere il Forte stesso, ed è stato lì che le nostre strade si sono incontrate e abbiamo iniziato a chiaccherare. Il signore era molto prodigo di dettagli su cosa ci fosse dentro il Forte un tempo, che lui da piccolo aveva visto ancora funzionante. Con un occhio guardava me, con l’altro seguiva i movimenti della nipotina, attento a che non si facesse male nel muoversi tra l’ebra un po’ alta e il terreno irregolare.

L’atmosfera paciosa del nostro incontro si è però spezzata, quando il signore mi ha informato del fatto che prima di essere destinato ad area verde, vi era l’intenzione di ospitare nell’area gli “extracomunitari”. Apriti cielo! La prospettiva sarebbe stata terrificante, detti “extracomunitari” avrebbero di sicuro devastato dopo pochi giorni di permanenza l’area e reso invivibile la vita delle famiglie vicine. Ragionavamo di tutto ciò peraltro davanti alla porta principale del forte, la cui inferriata protettiva era già stata divelta da ignoti, probabilmente “comunitari” qualche tempo prima.

Conoscendo io a grandi linee il progetto che il signore vedeva come fumo negli occhi mi sono messo a riflettere: quanto è grande la paura, la distanza tra noi che ci consideriamo cittadini tranquilli e questi “extracomunitari”? E’ possibile che non ci sia modo possibile per superarla?

Il progetto in realtà prevedeva ospitalità per un numero piuttosto limitato di immigrati dotati di regolare permesso di soggiorno, ovviamente, costituendo un alloggio temporaneo per un tempo massimo di tre mesi. Avrebbe rappresentato un tentativo di risposta ad un problema drammatico, di cui non si parla mai solo perchè non ci riguarda in quanto italiani: le difficoltà enormi che ha un immigrato, lavoratore, che può pagare un affitto, a trovare alloggio. Si sarebbe trattato di un atto di umanità, in un oceano di diffidenza, talvolta odio che viviamo quotidianamente.

Non se n’è fatto nulla, come molti di voi sanno e come è ovvio nel vedere la destinazione finale di Forte Poerio: il sollevarsi di alcune forze politiche in consiglio comunale, la creazione di comitati cittadini fortamente ostili hanno fatto naufragare il progetto.

Comitati cittadini in cui, magari, avrà partecipato il signore che ho incontrato, così affettuso verso la nipotina (ovviamente e giustamente) e così ostile verso persone che non conosceva e che non conoscerà.

indios

Si sente molto parlare del fatto che la partita della (dis)informazione si giochi sempre di più sul confonto tra i due media ormai prevalenti: web e televisione.

In questi giorni abbiamo avuto una prova di tutto ciò in relazione a due notizie, una di grande importanza ma quasi

passato sotto silenzio, l’altra piuttosto di bassa lega ma che è diventata importante a causa degli attori coinvolti.

Penso innanzitutto alla protesta degli indios del Perù contro la vendita di terre delle loro comunità a delle imprese di estrazione petrolifera: la notizia delle rivolta, sfociata nel sangue e nell’assassinio di alcuni manifestanti è rimasta totalmente ignota a tutti per molti giorni. Le notizie degli scontri tra manifestanti e polizia hanno faticosamente forato il muro del silenzio anche grazie e fotografie eloquenti che hanno cominciato a girare in rete. A quel punto, anche i mezzi di comunicazione ufficiali hanno dovuto fare i conti con quello che stava accadendo in Perù, nuovo episodio di

uno scontro tra gli interessi economici dei più forti e la strenua resistenza dei deboli che conosce ogni giorno nuovi episodi, ai quattro angoli di questa terra fondata sulle ingiustizie.

L’altro caso, le inchieste attualmente in corso sul giro di ragazze compiacenti che frequentano il nostro presidente del consiglio. Non mi esprimerò nel merito, mi basta osservare una cosa banale: della notizia nei telegiornali italiani oggi

non vi è stata traccia, mentre sui siti dei giornali viene dato ampio risalto alla vicenda. E’ la dimostrazione di come il web stia intaccando in qualche modo il controllo quasi totale del mezzo televisivo sull’informazione. Tutto sommato il controllo dei giornali è sì ritenuto strategico, ma non lo è di sicuro come mantenere l’influenza sulle redazioni tele-giornalistiche, visti i numeri a confronto,che vedono la sparuta pattuglia dei lettori essere travolta dal mare dei tele-spettatori.

E’ prevedibile un futuro controllo più efficace anche sulla rete? Riusciranno a mettere a tacere anche quelle poche voci rimaste? Quanta parte di  conoscenza dei fatti ci è stata, e continuerà ad esserci negata?

flag europaSlogan come questo ne possiamo leggere a bizzeffe sui manifesti elettorali che invadono le nostre strade in questo periodo di campagna elettorale per le elezionie europee. L’impegno è solennemente preso, da tutte le liste che si candidano ad esprimere un numero più o meno ampio di deputati da mandare a Strasburgo.

Queste liste chiedono oggi il voto, è presumibile pensare che i candidati stiano nelle liste perchè voglio dar il loro contributo alle attività del parlamento europeo, onorando fino in fondo il mandato che riceveranno dagli elettori. Le forze che esprimono le liste avranno, si immagina, chiesto ai candidati serietà ed applicazione nel possibile ruolo futuro di parlamentare europeo. Il voto del cittadino si rispetta in questo modo.

Andiamo allora a buttare qualche occhiata alle liste che si presentano nella circoscrizione nordest, cercando di capire se le cose stiano così. Cerchiamo di vedere se ci siano candidati-civetta, buoni solo a prendere voti e che poi a Strasburgo non ci metteranno mai piede. Allo stesso modo, cerchiamo di capire se ci sono candidati che hanno già altri mandati elettivi tuttora in corso, che in caso di elezione a Strasburgo non rispetterebbero il voto precedente di cittadini che li hanno eletti in altri organi rappresentativi.

In entrambi i casi, ovviamente, credo si dovrà sottolineare l’inganno ed evitare di premiare col proprio voto le liste con candidati appartenenti all’una o all’altra categoria.

Cominciamo con dei casi facili facili: innanzitutto il Partito delle Libertà. Non occorre studiare a lungo la lista, la presenza in tutte le circoscrizioni del presidente del consiglio attualmente in carica è un messaggio di una limpidezza unica: dateci i voti che poi ne faremo quel che vorremo. La palma della lista meno seria del lotto è ampiamente vinta, ma si tratta di un ex-equo, vedremo dopo il perchè.

Lega nord: tutto sommato abbastanza bene fino al quarto candidato della lista, tale Enzo Bortolotti, attuale sindaco di Azzano Decimo (PN). I cittadini di quella città credo sperino che il loro sindaco resti ad amministrare il comune con la dovuta costanza. Niente da fare.

Lo stesso discorso vale per il Partito Democratico: al pari della Lega Nord lo sforzo di non mettere i soliti big strombazzati e plurieletti c’è stato. Peccato si scivoli sulla buccia di banana di Laura Puppato, attuale sindaco di Montebelluna, la quale in caso di elezione dovrà fare i salti mortali e passare le proprie settimane in aeroporto anzichè nella casa comunale. Bocciato anche il PD.

Diamo una occhiata all’Italia dei valori: che tra questi valori ci sia il rispetto del mandato avuto dal corpo elettorale? Eh, purtroppo no, mannaggia. Infatti Antonio di Pietro si presenta e questo provoca in noi la stessa reazione avuta col Popolo delle libertà: verrebbe da tirare loro le orecchie per la scarsa serietà. Visto che con la mano non arriviamo a fustigarli almeno non votiamoli. Palma del peggiore condivisa, per il momento, con i berluscones.

Unione di centro: non è stato facile trovare qualcosa, ma con un po’ di pazienza è saltato fuori il nome di Antonio Guadagnini, vicesindaco di Crespano del Grappa. Certo, non puoi paragonare il paesetto sul Grappa a Strasburgo, ma perchè non pensarci prima? Complessivamente comunque i centristi non hanno fatto male, ci sono delle vecchie volpi, è vero, ma quantomeno erano già a Strasburgo e vogliono tornarci. Auguri.

Rifondazione comunista-comunisti italiani. Qui ci imbattiamo subito in Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei comunisti italiani, per l’appunto. Quanto ci scommettiamo che a Strasburgo lo vedranno raramente? Essere il segretario nazionale di un partito non è mica un hobby per riempire week-end. Non ci siamo.

Scopro con l’occasione che è nato l’ennesimo partito di sinistra, Sinistra e libertà. Eh, sì, la sinistra è grandiosa. La tendenza del numero dei suoi voti e quello dei suoi partiti è in contrasto. L’uno cala, l’altro aumenta. Ecco che sale ad intepretare le esigenze del nordest in fatto di politiche europee il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola. Personalmente mi sta anche simpatico, ma l’operazione non mi suona bene. Ci vediamo tra cinque anni anche con voi.

E a chiudere questa emozionante carrellata, ecco la lista l’Autonomia, che si è lamentata recentemente per la scarsa visibilità datale dai media. Qui la probabilità di non trovare pecche era alta, visto che non si tratta di una lista in grado di schierare grandi big nazionali e di certo le sotto-liste che la compongono non sono tra le più votate. Spunta, purtroppo, il nome di Luigi Perone, consigliere regionale in carica presso la regione Friuli Venezia Giulia. Anche qui, perchè voler frettolosamente andare in regione se la vera vocazione era quella europeista? Stranezze..

La disfatta

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Mi capita sempre più spesso di pensare a come ormai siamo abituato a “conoscere” la realtà attraverso l’intermediazione degli strumenti più svariati. e come questo sia al tempo stesso una grande opportunità ed un grande limite. Per fare un esempio, sono innumerevoli le situazioni che conosciamo grazie ai mezzi di comunicazione di massa. Al tempo stesso, le conosciamo superficialmente, niente di quello che accade è più ingrado di emozionarci se filtrato attraverso i consueti canali informativi. Se, per fare un esempio, scoppia una bomba in una città lontana noi lo sappiamo grazie al telegiornale. Ma la notizia non ci affligge, non ci sconvolge, passa attraverso la nostra mente come passarebbe l’annuncio dell’inizio delle vacanze estive, o dell’uscita dell’ultimo disco di chissà quale musicista.

In realtà questo meccanismo non è per nulla nuovo, non è iniziato con l’introduzione di giornali, radio e televisioni. Penso ad esempio allo studio della storia: studiate sui banchi di scuola, anche le più immani tragedie paiono delle favolette, appartenenti ad un passato troppo lontano per inquietarci. Occorre avere l’opportunità di approfondire la conoscenza con gli eventi, per ricominciare a provare qualche emozione. 

E’ quello che mi è accaduto domenica scorsa con il viaggio a Caporetto organizzato dalla nostra associazione. In quella vallata si è assistito alla più grande sconfitta di un esercito composto da italiani, nel corso della Grande Guerra. Ricordo con esattezza che sui libri che ho studiato da ragazzo si parlava genericamente di grave disfatta, poi riscattata dall'”eroismo” della successiva resistenza sul Piave. Tutto, su quei libri sembrava asettico, indolore. La giornata trascorsa tra le montagne ci ha fatto capire cosa ha voluto dire quel conflitto: ha voluto dire centinaia di migliaia di ragazzi morti. Come si può concepire anche solo l’idea di veder partire verso una morte quasi certa ragazzi di diciotto, diciannove anni? Se pensate ai ragazzi appena maggiorenni che sfrecciano sui loro scooter nelle nostre strade, che passano la giornata nei modo che conosciamo, ci sembra impossibile pensare che  loro coetanei potesse stare lì dove la vita di un essere umano era appesa ad un filo. Dove si dormiva per messi in grotte fredde e umide, soffrendo per 5 mesi all’anno un inverno rigidissimo, nevoso con equipaggiamente insufficienti. 

L’esperienza è stata utile anche per capire meglio quanto può esserci di propaganda , di negazione delle realtà anche in un paese apparentemente democratico come il nostro. Tramandare l’idea di una resistenza “eroica” aiuta a costruire un epos della guerra, alimentarne il mito per uccidere, dopo le persone, anche le voci di dissenso. Le parole sono importanti: se dovessimo chiamare le cose col loro giusto nome, come dovremmo definire governi che hanno permesso che tutto ciò accadesse? Che posto assegnare nella storia a statisti che hanno considerato la guerra, in assenza di aggressione, come una opzione possibile, auspicabile, infine necessaria?