Ci sono molti film che raccontano storie dei protagonisti della musica. La musica è tra i maggiori veicoli delle nostre emozioni, nel corso dei secoli è diventata l’espressione della creatività umana più vicina alle persone. Le generazioni più giovani seguono la musica molto di più delle altre forme espressive ed artistiche, ed è quindi normale che le vite dei grandi protagonisti della musica diventino storie da raccontare. Credo ci sia spesso il pericolo di “romanzare” anche vite che di particolarmente appassionante magari non avrebbero molto. Spesso i fan degli artisti fanno fatica ad accettare che il loro idolo sia anche una persona come tutte le altre, che non abbia molto altro da dire che non sia la sua musica. Dai grandi musicisti ci si attende che abbiano o abbiano avuto opinioni più intelligenti o originali degli altri sui più svariati argomenti e che la loro vita sia stata una lunga (o più breve) fantastica avventura.
Comunque, dicevamo, fare un elenco dei film che hanno raccontato le vite dei musicisti, è impossible: “Amadeus”, di Milos forman, “The Doors” di Oliver Stone, “La bamba” di Luis Valdez, “Bird” di Clint Eastwood, “Last Days” di Gus Van Sant, ”Round Midnight” di Bertrand Tavernier, “Walk the Line” di James Mangold, “Accordi e disaccordi” di Woody Allen, solo per citarne alcuni.
Alcuni di questi film parlano di musicisti realmente esistiti, altri invece parlano di musicisti immaginari, magari somiglianti ad un certo modello di artista, che riassuma le caratteristiche di più di uno o più artisti realmente esistiti.
Ho trovato particolarmente interessante il film di Todd Haynes “Io non sono qui”, presentato a Venezia un paio di anni fa e che ho visto recentemente. In questo film si parla delle molte vite di Bob Dylan. Credo che il regista abbia avuto una grande intuizione: Bob Dylan non si può riassumere in una sola biografia. Le sue vite sono molte, sono molte le fasi che ha attraversato come uomo e artista, era insufficiente raccontarlo come si racconterebbe la vita di qualcun’altro. Da qui, l’idea di farlo interpretare a 6 attori diversi, ognuno dei quali rappresenta un Dylan diverso. Anche il nome sparisce, infatti questi sei Dylan in realtà hanno nomi diversi, tra di loro e nessuno si chiama Bob Dylan. Ci sono i questo film dei riferimenti all’opera dylaniana che sono incomprensibili a molti, compresi al sottoscritto, dialoghi che sono la ripresa di testi di pezzi mai pubblicati, scene che riproducono copertine di dischi entrate nella storia.
Credo che sia il modo migliore per rendere omaggio con un film a figure come questa: che senso avrebbe ricordare che il tale artista era alcolizzato, oppure conduceva una vita sana, litigava con la moglie oppure era un solitario..molto meglio affidare alle immagini del film il compito di restituisci parte delle emozioni che ci ha dato la musica, magari sotto nuove sembianze.
Sono riuscito oggi, dopo averlo cercato invano per anni, a vedere il primo film di Nanni Moretti, Io sono un autarchico. Dove non era mai riuscito ad arrivare il videoregistratore (ovviamente per riuscire a registrare questo film occorreva programmare l’apparecchio per le tre di notte, sperando che il film iniziasse con un ritardo non superiore alla mezz’ora) ha potuto finalmente internet.
Avete mai pensato di visitare una citta col vostro telefonino, vivendo una specie di caccia al tesoro? Avete mai pensato che il tesoro di una città è rappresentato dai suoi momumenti, non solo quelli maestosi e grandiosi, ma anche quelli minori, nascosti, dimenticati? Avete mai pensato che la ricchezza di un luogo è soprattutto la sua storia?
Credo che chiunque abbia visto il film “Valzer con Bashir” abbia condiviso, in tutto o in parte, le mie sensazioni. E’ un film che emoziona profondamente, per molti motivi. La qualità del disegno e delle animazioni, innanzitutto. Le possibilità poi che l’animazione offre al racconto, consentendogli di raccontare il sogno, anzi i sogni che popolano le notti del protagonista. E’ alla ricerca del significato di questi sogni che il protagonista dedice di partire. Poco per volta, capirà cosa questi sogni gli stiano dicendo.
Bisognerebbe vivere in una campana di vetro per non essere informati sulla partenza dei programmi televisivi su cui i canali puntano maggiormente. Anche chi avesse smesso di seguire la televisione per motivazioni più che condivisibili, troverebbe informazioni sui giornali e su internet. Anche il sottoscritto quindi, che in una campana di vetro peraltro non vive, è al corrente del fatto che Ciro Petrone, noto per aver recitato nel film “Gomorra” di Matteo Garrone, partecipa ad un reality appena iniziato in questi giorni trasmesso da una rete mediaset.
Come ampiamente trattato in un post precedente, il nuovo passante di Mestre ha iniziato a funzionare. Impossibile non saperlo del resto, tanto è stato il rumore creato attorno alle tre-quattro inaugurazioni che si sono succedute, tra chiusura dei lavori, apertura del passante, apertura del casello di Preganziol. Altre inaugurazioni di sicuro arriveranno, la grande opera infatti manca di molti altri “pezzi”, tralasciati nell’evidente obiettivo di fare presto (o non troppo tardi rispetto alle tempistiche dichiarate all’inizio). Tra l’altro completare l’opera a pezzi consente di fare tanti piccoli tagli di nastro minori, capitalizzando al massimo la visibilità che regalano queste occasioni. Voglio cautelarmi rispetto alle accuse di faziosità che potrebbero arrivarmi: la vicenda legata al ponte di Calatrava a Venezia in quanto a vicessitudini dell’apertura è stata di gran lunga peggiore, non sono certo io a scoprirlo.
Prima di entrare nel vivo dell’argomento di oggi, lasciatemi ringraziare tutti coloro i quali, con immensa bontà, mi leggono. Qualche giorno fa il counter di questo blog ha registrato ben 45 accessi in una unica giornata..se consideriamo che nè mio padre, nè mia madre, nè mia sorella sanno dell’esistenza di questo blog, allora sono numeri che fanno immensamente piacere. C’è da chiedersi che interesse riscontrerei se ogni tanto scrivessi qualche cosa..invece, come vedete, tra un post e l’altro prendo delle lunghe pause. Mancanza di tempo? No, testa vuota!
Domenica scorsa ho avuto l’opportunità di ascoltare in diretta l’intervento del Presidente del consiglio in occasione della giornata di inaugurazione del Passante di Mestre. Non nella sua interezza, visto che mi ci sono imbattuto ad intervento già iniziato. Ho potuto seguirlo per circa un quarto d’ora, prima che il collegamento venisse troncato per esigenze della rete, Rai news 24.
Ogni tanto, periodicamente, torna all’ordine del giorno la cosiddetta “emergenza sicurezza”. E’ una fantomatica emergenza buona per tutte le occasioni, da far valere quando più fa comodo, quando occorre distrarre l’opinione pubblica da altre questioni, quando il giornale va riempito senza poter parlare di altre questioni, più urgenti e che ci toccano veramente tutti da vicino. Chiariamo, non nego che possa esserci un oggettivo rischio in talune situazioni per un cittadino, specie se donna, che si trovasse a frequentare in perfetta solitudine le nostre città nelle ore serali. Ho 37 anni, e non ricordo un periodo della mia vita in cui si considerasse questa una attività esente da rischi, sicchè ne deduco che se di emergenza si tratta, è quantomeno piuttosto datata. Eppure di tanto in tanto viene sbandierata come vera e propria questione nazionale. Va da sè che questo grossi rischi siano connessi alla presenza di stranieri nelle nostre città, è questo il messaggio che viene fatto passare direttamente o indirettamente. Sicchè dall’emergenza sicurezza si passa all’emergenza presenza straniera, utile a far capire che non ci sono responsabilità in questo che non siano da far risalire a questi stranieri, brutti e cattivi.