Si è concluso il campionato di calcio di serie A nel modo che speravo. Per una volta gli ultimi minuti della competizione non ci sono stati fatali, è questa è una nuova dimostrazione che qualcosa è cambiato rispetto al passato. Nella melma di Parma tutto sarebbe potuto accadere, e troppo recente era il ricordo di un’altra squadra, la Juventus, che pochi anni or sono venne superata in extremis in una situazione del tutto analoga, a Perugia.
Ci sono stati festeggiamenti un po’ ovunque, Domenica scorsa. Folle più o meno grandi di gente si sono riversate nelle strade spontaneamente spinti dalla gioia del momento. E’ accaduto ai tifosi dell’Inter, ma non sarebbe stato diverso se fossero stati quelli della Roma a poter esultare.
Sul fenomeno della esultanza popolare legata agli avvenimenti calcistici si è detto molto: c’è chi la giustifica come un evento di espressione sincera di gioia, l’unico motivo per il quale le persone ancora siano disposte a lasciarsi andare e far baccano assieme. Le vicende politiche hanno infatti da tempo smesso di appassionare le folle nella stessa maniera, e gruppi di persone esultanti al diffondersi di risultati di elezioni politiche non se ne vedono più molti. C’è chi invece la censura come un evento di caotico rumore, che sconfina nell’irrazionale, e che rappresenterebbe la valvola di sfogo di pulsioni non diversamente esprimibili.
La trasmissone blob, nel consueto montaggio intelligente di pezzi di televisione, ha riassunto la giornata come al solito nel modo più semplice e più efficace: sono state mostrate immagini in serie riprese dai telegiornali di tifosi che urlavano impazziti davanti ai microfoni dei reporter, con la bocca spalancata, la faccia paonazza e la voce arrochita da un volume troppo alto per le loro corde.
Questo diario che scrivo vorrebbe, tra le altre cose, tentare di dimostrare come l’attenzione al mondo nella sua globalità non constrasti necessariamente con l’interesse per il calcio. Questo bellissimo sport è vittima dell’amore, delle passioni che scatena. Gli interessi economici che lo avvelenano e l’esasperazione degli animi che lo accompagnano non sono che il frutto del grande abbraccio popolare che riceve da quasi un secolo.
Non occorre che sia io a dire che il degrado che accompagna questo sport ha mostrato una delle facce peggiori proprio nel nostro paese. E continua a farlo quotidianamente quando si vedono stadi svuotati dalle persone che ci andrebbero solo per divertirsi e li lasciano in mano agli sciacalli del tifo organizzato. La giornata di esultanza dell’Inter, per esempio, ha messo in secondo piano l’ultima prodezza degli imbecilli di turno: sfasciare un asilo avente il torto di essere nei pressi dello stadio di Parma.
Finchè chi ha un rapporto di sano interesse, di passione sincera con questo sport non sarà in grado di avere la meglio (ma non vedo come), continuerà questa contrapposizione tra gente “normale” e tifosi. Ma sembra invece che sia piuttosto il tifo cieco ad invadere altri campi e non il contrario. In questo paese infatti la tendenza a dividersi in fazioni, a rivendicare una diversità pre-concetta dall’altro come frutto di una diversa appartenenza è uno dei mali peggiori. Inter contro Milan come Destra contro Sinistra, credenti contro laici, e così via…