Con l’approssimarsi della bella stagione, con l’allungarsi ed il riscaldarsi delle giornate riesco a dedicare un paio di sere alla settimana a delle piacevoli corse in campagna. E’ un piacere il poter muovere muscoli che le giornate in ufficio rischiano di atrofizzare, una gioia per gli occhi vedere i papaveri che crescono adesso sui campi, una senzazione di intima soddisfazione la regala poi la stanchezza delle gambe a corsa conclusa. Per anni dovetti interrompere questa pratica a causa di un fastidioso dolore alla base dell’alluce. Esami e terapie non sono riuscite a scoprire l’origine del problema, fortunatamente mi sono reso conto che il correre su stradine bianche, anzichè sull’asfalto, mi permetteva di superare il fastidioso problema.
Ed eccoci al punto, il progressivo asfaltarsi negli anni di tutte le strade possibili ha fatto sì che adesso sia veramente improbo trovarne una, ed oggi per raggiugere la strada dove corro devo affrontare un percorso in bicicletta di ben 20 minuti. Fino a pochi anni fa mi bastavano 3 minuti a piedi, poi la costruzione del passante ha distrutto anche uno degli ultimi tratti di campagna dello spazio che divide Marano da Scaltenigo.
L’eterno dilemma che ci poniamo chiedendoci se con il progresso abbiamo perso o guadagnato è stato declinato milioni di volte prima di oggi, non mi pare sia il caso di riproporlo. Credo che ognuno di noi abbia la sua opinione a riguardo. E molti di noi riconoscono i vantaggi che il progresso tecnologico ha portato nelle nostre vite. Uno fra tutti (questo diario ne è uno dei milioni di esempi) la possibilità di creare attraverso internet delle comunità di discussione, delle reti tra persone azzerando le distanze.
Pasolini soleva dire che non era il progresso a spaventarlo, ma lo sviluppo. Io credo che il progresso comporti anche il saper fare delle valutazioni su cosa sia veramente fare un passo in avanti, e cosa lo sembri solamente. Saper valutare cosa ci serve veramente, e cosa no. Saper valutare anche che cosa serve alla comunità cui appartengo e valutarlo positivamente, anche se non sono io a beneficiarne o, addirittura, ci rimetto qualche cosa. Penso ad un paese molto vicino a noi, la Francia. In Francia, l’elemento prevalente nei decenni è stato il progresso. In Italia lo è stato lo sviluppo, inteso come crescita economica, delle attività industriali e produttive che tutto giustifica. Ma qui comincia ad esserci materiale per un post futuro, in cui potrò dare a questo ragionamento uno spazio maggiore