Sabato sera, quasi per caso, ho assistito a Villa Widmann a una rappresentazione teatrale allestita da una ottima compagnia teatrale di Mogliano. il testo rappresentato, “Il berretto a Sonagli” di Pirandello. Nella storia, una moglie tradita organizza nei minimi dettagli un “agguato” della pubblica autorità al marito fedifrago. Una volta colto sul fatto, il marito e l’amante vengono arrestati. Questo attira sulla poveretta vittima del tradimento il biasimo generale, quello della sua famiglia e quello, ancora più profondo del marito dell’amante, a sua volta vittima del tradimento. La moglie tradita viene additata come colei che, avendo fatto in modo di far uscire la tresca allo scoperto, ha attirato sulla famiglia le malelingue della gente, che ne approfitta per additare al pubblico ludibrio tutti i suoi componenti.
Nasce una spontanea alleanza tra il marito tradito e la famiglia della tradita, che riescono a far dichiarare la donna insana di mente, facendo così liberare gli amanti e riguadagnando la pubblica considerazione.
Mi complimento con l’ottima performance della compagnia, ma qui mi interessa sottolineare un altro aspetto: nell’italia di ieri come in quella di oggi ad essere condannate “sono le parole, non gli atti”. Più importante risulta offrire una immagine rispettabile piuttosto che meritare il rispetto con le proprie azioni.
Mentre mi trovavo a teatro, Marco Travaglio osava denunciare in televisione i rapporti del nuovo presidente del Senato Schifani con dei mafiosi. Apriti cielo: come ha potuto permettersi di dire certe cose sulla seconda carica dello stato, ed in prima serata per giunta!! Il conduttore della trasmissione si è già cosparso il capo di cenere: deve pur lavorare. Si tratta di un film già visto, quando è in gioco la rispettabilità di una persona così importante, a nessuno interesserà verificare la fondatezza delle affermazioni di Travaglio. Il fatto che le cose che egli afferma derivino dalla semplice lettura di atti processuali, poco importa.
La rispettabilità della seconda carica dello stato, che fu ricoperta da figure di primo piano della storia d’Italia ed oggi è ricoperta da Schifani, è un valore che supera di gran lunga quello della verità.