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forte poerioQualche giorno fa sono andato a visitare Forte Poerio, l’area militare dismessa tra Oriago e Gambarare che il comune di Mira ha acquistato dal demanio militare e che sta riconvertendo ad area verde. L’area ospita adesso alcune panchine, tavoli e dei giochi per bambini. Visitando la struttura, ho incontrato un simpatico signore che stava accompagnando la nipotina per i viali del Forte. Dopo averla fatta giocare, la stava portando a vedere il Forte stesso, ed è stato lì che le nostre strade si sono incontrate e abbiamo iniziato a chiaccherare. Il signore era molto prodigo di dettagli su cosa ci fosse dentro il Forte un tempo, che lui da piccolo aveva visto ancora funzionante. Con un occhio guardava me, con l’altro seguiva i movimenti della nipotina, attento a che non si facesse male nel muoversi tra l’ebra un po’ alta e il terreno irregolare.

L’atmosfera paciosa del nostro incontro si è però spezzata, quando il signore mi ha informato del fatto che prima di essere destinato ad area verde, vi era l’intenzione di ospitare nell’area gli “extracomunitari”. Apriti cielo! La prospettiva sarebbe stata terrificante, detti “extracomunitari” avrebbero di sicuro devastato dopo pochi giorni di permanenza l’area e reso invivibile la vita delle famiglie vicine. Ragionavamo di tutto ciò peraltro davanti alla porta principale del forte, la cui inferriata protettiva era già stata divelta da ignoti, probabilmente “comunitari” qualche tempo prima.

Conoscendo io a grandi linee il progetto che il signore vedeva come fumo negli occhi mi sono messo a riflettere: quanto è grande la paura, la distanza tra noi che ci consideriamo cittadini tranquilli e questi “extracomunitari”? E’ possibile che non ci sia modo possibile per superarla?

Il progetto in realtà prevedeva ospitalità per un numero piuttosto limitato di immigrati dotati di regolare permesso di soggiorno, ovviamente, costituendo un alloggio temporaneo per un tempo massimo di tre mesi. Avrebbe rappresentato un tentativo di risposta ad un problema drammatico, di cui non si parla mai solo perchè non ci riguarda in quanto italiani: le difficoltà enormi che ha un immigrato, lavoratore, che può pagare un affitto, a trovare alloggio. Si sarebbe trattato di un atto di umanità, in un oceano di diffidenza, talvolta odio che viviamo quotidianamente.

Non se n’è fatto nulla, come molti di voi sanno e come è ovvio nel vedere la destinazione finale di Forte Poerio: il sollevarsi di alcune forze politiche in consiglio comunale, la creazione di comitati cittadini fortamente ostili hanno fatto naufragare il progetto.

Comitati cittadini in cui, magari, avrà partecipato il signore che ho incontrato, così affettuso verso la nipotina (ovviamente e giustamente) e così ostile verso persone che non conosceva e che non conoscerà.

indios

Si sente molto parlare del fatto che la partita della (dis)informazione si giochi sempre di più sul confonto tra i due media ormai prevalenti: web e televisione.

In questi giorni abbiamo avuto una prova di tutto ciò in relazione a due notizie, una di grande importanza ma quasi

passato sotto silenzio, l’altra piuttosto di bassa lega ma che è diventata importante a causa degli attori coinvolti.

Penso innanzitutto alla protesta degli indios del Perù contro la vendita di terre delle loro comunità a delle imprese di estrazione petrolifera: la notizia delle rivolta, sfociata nel sangue e nell’assassinio di alcuni manifestanti è rimasta totalmente ignota a tutti per molti giorni. Le notizie degli scontri tra manifestanti e polizia hanno faticosamente forato il muro del silenzio anche grazie e fotografie eloquenti che hanno cominciato a girare in rete. A quel punto, anche i mezzi di comunicazione ufficiali hanno dovuto fare i conti con quello che stava accadendo in Perù, nuovo episodio di

uno scontro tra gli interessi economici dei più forti e la strenua resistenza dei deboli che conosce ogni giorno nuovi episodi, ai quattro angoli di questa terra fondata sulle ingiustizie.

L’altro caso, le inchieste attualmente in corso sul giro di ragazze compiacenti che frequentano il nostro presidente del consiglio. Non mi esprimerò nel merito, mi basta osservare una cosa banale: della notizia nei telegiornali italiani oggi

non vi è stata traccia, mentre sui siti dei giornali viene dato ampio risalto alla vicenda. E’ la dimostrazione di come il web stia intaccando in qualche modo il controllo quasi totale del mezzo televisivo sull’informazione. Tutto sommato il controllo dei giornali è sì ritenuto strategico, ma non lo è di sicuro come mantenere l’influenza sulle redazioni tele-giornalistiche, visti i numeri a confronto,che vedono la sparuta pattuglia dei lettori essere travolta dal mare dei tele-spettatori.

E’ prevedibile un futuro controllo più efficace anche sulla rete? Riusciranno a mettere a tacere anche quelle poche voci rimaste? Quanta parte di  conoscenza dei fatti ci è stata, e continuerà ad esserci negata?

flag europaSlogan come questo ne possiamo leggere a bizzeffe sui manifesti elettorali che invadono le nostre strade in questo periodo di campagna elettorale per le elezionie europee. L’impegno è solennemente preso, da tutte le liste che si candidano ad esprimere un numero più o meno ampio di deputati da mandare a Strasburgo.

Queste liste chiedono oggi il voto, è presumibile pensare che i candidati stiano nelle liste perchè voglio dar il loro contributo alle attività del parlamento europeo, onorando fino in fondo il mandato che riceveranno dagli elettori. Le forze che esprimono le liste avranno, si immagina, chiesto ai candidati serietà ed applicazione nel possibile ruolo futuro di parlamentare europeo. Il voto del cittadino si rispetta in questo modo.

Andiamo allora a buttare qualche occhiata alle liste che si presentano nella circoscrizione nordest, cercando di capire se le cose stiano così. Cerchiamo di vedere se ci siano candidati-civetta, buoni solo a prendere voti e che poi a Strasburgo non ci metteranno mai piede. Allo stesso modo, cerchiamo di capire se ci sono candidati che hanno già altri mandati elettivi tuttora in corso, che in caso di elezione a Strasburgo non rispetterebbero il voto precedente di cittadini che li hanno eletti in altri organi rappresentativi.

In entrambi i casi, ovviamente, credo si dovrà sottolineare l’inganno ed evitare di premiare col proprio voto le liste con candidati appartenenti all’una o all’altra categoria.

Cominciamo con dei casi facili facili: innanzitutto il Partito delle Libertà. Non occorre studiare a lungo la lista, la presenza in tutte le circoscrizioni del presidente del consiglio attualmente in carica è un messaggio di una limpidezza unica: dateci i voti che poi ne faremo quel che vorremo. La palma della lista meno seria del lotto è ampiamente vinta, ma si tratta di un ex-equo, vedremo dopo il perchè.

Lega nord: tutto sommato abbastanza bene fino al quarto candidato della lista, tale Enzo Bortolotti, attuale sindaco di Azzano Decimo (PN). I cittadini di quella città credo sperino che il loro sindaco resti ad amministrare il comune con la dovuta costanza. Niente da fare.

Lo stesso discorso vale per il Partito Democratico: al pari della Lega Nord lo sforzo di non mettere i soliti big strombazzati e plurieletti c’è stato. Peccato si scivoli sulla buccia di banana di Laura Puppato, attuale sindaco di Montebelluna, la quale in caso di elezione dovrà fare i salti mortali e passare le proprie settimane in aeroporto anzichè nella casa comunale. Bocciato anche il PD.

Diamo una occhiata all’Italia dei valori: che tra questi valori ci sia il rispetto del mandato avuto dal corpo elettorale? Eh, purtroppo no, mannaggia. Infatti Antonio di Pietro si presenta e questo provoca in noi la stessa reazione avuta col Popolo delle libertà: verrebbe da tirare loro le orecchie per la scarsa serietà. Visto che con la mano non arriviamo a fustigarli almeno non votiamoli. Palma del peggiore condivisa, per il momento, con i berluscones.

Unione di centro: non è stato facile trovare qualcosa, ma con un po’ di pazienza è saltato fuori il nome di Antonio Guadagnini, vicesindaco di Crespano del Grappa. Certo, non puoi paragonare il paesetto sul Grappa a Strasburgo, ma perchè non pensarci prima? Complessivamente comunque i centristi non hanno fatto male, ci sono delle vecchie volpi, è vero, ma quantomeno erano già a Strasburgo e vogliono tornarci. Auguri.

Rifondazione comunista-comunisti italiani. Qui ci imbattiamo subito in Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei comunisti italiani, per l’appunto. Quanto ci scommettiamo che a Strasburgo lo vedranno raramente? Essere il segretario nazionale di un partito non è mica un hobby per riempire week-end. Non ci siamo.

Scopro con l’occasione che è nato l’ennesimo partito di sinistra, Sinistra e libertà. Eh, sì, la sinistra è grandiosa. La tendenza del numero dei suoi voti e quello dei suoi partiti è in contrasto. L’uno cala, l’altro aumenta. Ecco che sale ad intepretare le esigenze del nordest in fatto di politiche europee il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola. Personalmente mi sta anche simpatico, ma l’operazione non mi suona bene. Ci vediamo tra cinque anni anche con voi.

E a chiudere questa emozionante carrellata, ecco la lista l’Autonomia, che si è lamentata recentemente per la scarsa visibilità datale dai media. Qui la probabilità di non trovare pecche era alta, visto che non si tratta di una lista in grado di schierare grandi big nazionali e di certo le sotto-liste che la compongono non sono tra le più votate. Spunta, purtroppo, il nome di Luigi Perone, consigliere regionale in carica presso la regione Friuli Venezia Giulia. Anche qui, perchè voler frettolosamente andare in regione se la vera vocazione era quella europeista? Stranezze..

La disfatta

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Mi capita sempre più spesso di pensare a come ormai siamo abituato a “conoscere” la realtà attraverso l’intermediazione degli strumenti più svariati. e come questo sia al tempo stesso una grande opportunità ed un grande limite. Per fare un esempio, sono innumerevoli le situazioni che conosciamo grazie ai mezzi di comunicazione di massa. Al tempo stesso, le conosciamo superficialmente, niente di quello che accade è più ingrado di emozionarci se filtrato attraverso i consueti canali informativi. Se, per fare un esempio, scoppia una bomba in una città lontana noi lo sappiamo grazie al telegiornale. Ma la notizia non ci affligge, non ci sconvolge, passa attraverso la nostra mente come passarebbe l’annuncio dell’inizio delle vacanze estive, o dell’uscita dell’ultimo disco di chissà quale musicista.

In realtà questo meccanismo non è per nulla nuovo, non è iniziato con l’introduzione di giornali, radio e televisioni. Penso ad esempio allo studio della storia: studiate sui banchi di scuola, anche le più immani tragedie paiono delle favolette, appartenenti ad un passato troppo lontano per inquietarci. Occorre avere l’opportunità di approfondire la conoscenza con gli eventi, per ricominciare a provare qualche emozione. 

E’ quello che mi è accaduto domenica scorsa con il viaggio a Caporetto organizzato dalla nostra associazione. In quella vallata si è assistito alla più grande sconfitta di un esercito composto da italiani, nel corso della Grande Guerra. Ricordo con esattezza che sui libri che ho studiato da ragazzo si parlava genericamente di grave disfatta, poi riscattata dall’”eroismo” della successiva resistenza sul Piave. Tutto, su quei libri sembrava asettico, indolore. La giornata trascorsa tra le montagne ci ha fatto capire cosa ha voluto dire quel conflitto: ha voluto dire centinaia di migliaia di ragazzi morti. Come si può concepire anche solo l’idea di veder partire verso una morte quasi certa ragazzi di diciotto, diciannove anni? Se pensate ai ragazzi appena maggiorenni che sfrecciano sui loro scooter nelle nostre strade, che passano la giornata nei modo che conosciamo, ci sembra impossibile pensare che  loro coetanei potesse stare lì dove la vita di un essere umano era appesa ad un filo. Dove si dormiva per messi in grotte fredde e umide, soffrendo per 5 mesi all’anno un inverno rigidissimo, nevoso con equipaggiamente insufficienti. 

L’esperienza è stata utile anche per capire meglio quanto può esserci di propaganda , di negazione delle realtà anche in un paese apparentemente democratico come il nostro. Tramandare l’idea di una resistenza “eroica” aiuta a costruire un epos della guerra, alimentarne il mito per uccidere, dopo le persone, anche le voci di dissenso. Le parole sono importanti: se dovessimo chiamare le cose col loro giusto nome, come dovremmo definire governi che hanno permesso che tutto ciò accadesse? Che posto assegnare nella storia a statisti che hanno considerato la guerra, in assenza di aggressione, come una opzione possibile, auspicabile, infine necessaria?

Cantori di laguna

bettoTra le innumerevoli opportunità che internet offre, c’è quella di entrare in contatto più facilmente con persone con cui condividiamo un interesse, una passione. E’ quello che mi è capitato pochi giorni fa quando ho conosciuto Betto Balon, nome d’arte sotto il quale si cela un ragazzo veneziano appassionato di musica e abile suonatore di chitarra. Ma qual’è questa grande passione che condividiamo? Quella per Georges Brassens. Per chi non lo sapesse, Georges Brassens è l’espressione più alta dell’arte di cantastorie francese, maestro di poesia e di melodia, ispiratore di tantissimi altri artisti, non da ultimo il nostro Fabrizio De André. E difatti alcune delle più celebri composizioni del De andrè seconda maniera (considerando come prima la sua fase melodica più tradizionale, la terza quella “etnica”) non sono altro che brani di Brassens tradotti in italiano. Tradotti ovviamente in modo non banale, rispettandone la musicalità, la rima, il significato. Brassens e De André hanno condiviso una visione anarchica del mondo, lontana dalle convenienze, solitaria e originale.  In molti, in Italia, si sono cimentati con i brani del maestro francese originario di Sète, citta di laguna nel sud dell’esagono. Anni fa anche io tradussi un suo brano, e immaginate la sorpresa nel vedere che c’era chi, sul famoso sito di video youtube, aveva già caricato numerose performance di brani tradotti non in italiano, ma nella lingua viva che io e Betto condividiamo, il veneziano.

E’ nato, spontaneo, un sodalizio. Su youtube protrete, se siete curiosi, trovare le performances di Betto, e se proprio avete tempo da perdere, potrete sentire la versione di Betto di un brano di Brassens tradotto dal sottoscritto ormai nel lontanissimo 1994: “Ea canson dea gente anca massa sicura”. Buon ascolto a tutti!

Buon lavoro

Buon lavoro a tutti! 

A chi un lavoro non ce l’ha e lo vorrebbe.

A chi è costretto a lavorare in nero perchè altrimenti non lavorerebbe

A chi deve fare 100 km ogni giorno in macchina per andare al lavoro (e poi deve tornare a casa)

A chi passa due ore in treno o in autobus per andare al lavoro (e poi deve tornare a casa)

A chi per essere assunto deve firmare  una lettera di  dimissioni con la data in bianco

A chi accetta di lavorare 50 ore per settimana pur di lavorare

A chi lavora in condizioni igienico-sanitare precarie se non dannose, pur di lavorare

A chi è costretto ad accettare di essere insultato pur di continuare a lavorare

A chi rischia la vita perchè le misure di sicurezza sono un costo, pur di lavorare

A chi è costretto a lavorare dalla mattina alla sera e non ha più una vita propria

A chi non pagano gli straordinari

A chi pagano meno di quanto dichiarato in busta ma sta zitto pur di lavorare

A chi rimane fregato dopo anni perchè il datore di lavoro non ha pagato i contributi

A chi vede la propria ditta chiudere, rinascere sotto un altro nome e riassumerlo con contratto a tempo determinato perchè altrimenti lo avrebbero dovuto  assumere a tempo indeterminato

A chi non fa mai sciopero perchè sono troppi soldi che si perdono

A chi non crede nel sindacato e preferisce starsene per i fatti suoi, tanto non serve a niente e sono tutti venduti

A chi per migliorare la propria situazione al lavoro deve per forza fregare il proprio collega, o almeno così crede

A chi col suo stipendio compra la metà di quello che comprava  chi faceva il suo stesso lavoro trent’anni prima

A chi non fa figli, altrimenti non l’assumerebbe nessuno

A chi deve mentire per avere mezza giornata di permesso

A chi deve prendere ferie per fare cose cui avrebbe diritto ad assentarsi dal lavoro per legge

Buon lavoro, ne abbiamo bisogno

Parole d’Acqua

 

zanetti

Siete tutti invitati al nuovo appuntamento con la rassegna “Ammira l’Autore”, nata dalla collaborazione tra l’Associazione “Gli Amici di Marano” e il “Centro studi Riviera del Brenta” col patrocinio del Comune di Mira. Ospite sarà Michele Zanetti con una serata dal titolo “Parole d’Acqua – Saggi e Racconti sul Tema”. Divulgatore naturalista e fotografo dell’ambiente naturale, Michele  Zanetti ci offrirà durante la serata un panorama delle sue opere che parlano di acqua, in tutti i suoi aspetti. Libri dove accanto agli uomini sono protagonisti gli alberi, le piante, i fiori, gli animali, i fiumi, i mari, le lagune. Una natura viva in cui saremo accompagnati dal suo racconto, fatto di parole e di immagini. Appuntamento in Centro Civico a Marano alle ore 20.45 di Martedì 28 Aprile.

 

elezioniNon è più così lontana la data del cosiddetto election-day di Giugno, quella che vedrà celebrarsi assieme le elezioni per il Parlamento europeo, quelle di molti consigli provinciali e quelle di alcuni comuni. Non mi soffermerò sulla questione che ha tenuto banco per alcune settimane, quella dell’opportunità di accorpare in una unica giornata di consultazione queste elezioni con i referendum su cui presto ci pronunceremo. Il fatto che non siano state accorpate, sprecando in questo modo una preziosa occasione di risparmio, si commenta da sè. La crisi economica si abbatte su milioni di famiglie più o meno direttamente, il terremoto in Abruzzo ha creato, oltre ai lutti, il bisogno di grossi investimenti di denaro pubblico, eppure per alcuni miserevoli calcoli di convenienza partitica la giornata di voto non sarà unica. Se ci fosse stato bisogno di una conferma in merito al fatto che l’azione dei partiti tutto fa tranne che perseguire il pubblico interesse, eccocela servita su di un piatto d’argento.

Ma oggi mi interessava parlare d’altro. Non so come si comporranno le liste dei candidati per le prossime elezioni europee. Il fatto di non saperlo mi aiuta nello sviluppare un ragionamento molto semplice: attendo di vedere quante e quali liste elettorali presenteranno tra i candidati loro personale politico già eletto in altri organi rappresentativi.

Penso innanzitutto a quelle liste che candideranno loro deputati e senatori, loro consiglieri regionali, provinciali o comunali. Penso anche alla possibilità che ad essere candidati in alcuni casi siano gli stessi segretari nazionali di partito. Ebbene, in tutti questi casi si configura un vero e proprio imbroglio morale ai danni dell’elettore. I segretari nazionali non onoreranno il loro mandato di europarlamentare: verranno eletti e si dimetterano, oppure conserveranno la carica di euronorevole partecipando al 1-2% delle sedute dell’assemblea.

In tutti gli altri casi gli eletti opteranno per una delle due cariche elettive raggiunte (l’europea o l’altra), rendendo vano quindi il voto che i cittadini hanno loro attribuito in una delle due occasioni. Alla peggio, manteranno entrambe quando non costretti a rinunciare a termini di legge,  e si troveranno nell’impossibilita di ottemperare con la dovuta serietà ad entrambi gli incarichi. Ebbene, ritengo che sia giusto il momento di battersi perchè questo malcostume cessi. e questo con l’unico strumento rimastoci: il voto. Credo che sia giunto il momento di non votare per nessuno dei partiti che presenteranno nelle loro liste personale politico già eletto in altre assemblee. Credo ne vada della nostra dignità di elettori. E questo anche se ciò ci costringesse a esprimere un voto in contrasto con la nostra storia, le nostre scelte del passato, le nostre idee del presente.

C’è un valore che deve precedere tutto: il valore della correttezza nei confronti dei cittadini. Questo valore precede anche i valori sociali che le forze politiche dicono di rappresentare. Abbiamo l’opportunità di far capire che la nostra dignità non potrà essere calpestata per sempre. Servirà a poco, forse, ma la consapevolezza di non essersi fatti prendere in giro per l’ennesima volta sarà già un premio sufficiente.

Le vite di Dylan

im-not-there-blogCi sono molti film che raccontano storie dei protagonisti della musica. La musica è tra i maggiori veicoli delle nostre emozioni, nel corso dei secoli è diventata l’espressione della creatività umana più vicina alle persone. Le generazioni più giovani seguono la musica molto di più delle altre forme espressive ed artistiche, ed è quindi normale che le vite dei grandi protagonisti della musica diventino storie da raccontare. Credo ci sia spesso il pericolo di “romanzare” anche vite che di particolarmente appassionante magari non avrebbero molto.  Spesso i fan degli artisti fanno fatica ad accettare che il loro idolo sia anche una persona come tutte le altre, che non abbia molto altro da dire che non sia la sua musica. Dai grandi musicisti ci si attende che abbiano o abbiano avuto opinioni più intelligenti o originali degli altri sui più svariati argomenti e che la loro vita sia stata una lunga (o più breve) fantastica avventura.

Comunque, dicevamo, fare un elenco dei film che hanno raccontato le vite dei musicisti, è impossible: “Amadeus”, di Milos forman, “The Doors” di Oliver Stone, “La bamba”  di Luis Valdez, “Bird” di Clint Eastwood, “Last Days” di Gus Van Sant,  ”Round Midnight” di Bertrand Tavernier, “Walk the Line” di James Mangold, “Accordi e disaccordi” di Woody Allen, solo per citarne alcuni.

Alcuni di questi film parlano di musicisti realmente esistiti, altri invece parlano di musicisti immaginari, magari somiglianti ad un certo modello di artista, che riassuma le caratteristiche di più di uno o più artisti realmente esistiti.

Ho trovato particolarmente interessante il film di Todd Haynes “Io non sono qui”, presentato a Venezia un paio di anni fa e che ho visto recentemente. In questo film si parla delle molte vite di Bob Dylan. Credo che il regista abbia avuto una grande intuizione: Bob Dylan non si può riassumere in una sola biografia. Le sue vite sono molte, sono molte le fasi che ha attraversato come uomo e artista, era insufficiente raccontarlo come si racconterebbe la vita di qualcun’altro. Da qui, l’idea di farlo interpretare a 6 attori diversi, ognuno dei quali rappresenta un Dylan diverso. Anche il nome sparisce, infatti questi sei Dylan in realtà hanno nomi diversi, tra di loro e nessuno si chiama Bob Dylan. Ci sono i questo film dei riferimenti all’opera dylaniana che sono incomprensibili a molti, compresi al sottoscritto, dialoghi che sono la ripresa di  testi di pezzi mai pubblicati, scene che riproducono copertine di dischi entrate nella storia.

Credo che sia il modo migliore per rendere omaggio con un film a figure come questa: che senso avrebbe ricordare che il tale artista era alcolizzato, oppure conduceva una vita sana, litigava con  la moglie oppure era un solitario..molto meglio affidare alle immagini del film il compito di restituisci parte delle emozioni che ci ha dato la musica, magari sotto nuove sembianze.

Concentrazioni

copdjcSono riuscito oggi, dopo averlo cercato invano per anni, a vedere il primo film di Nanni Moretti, Io sono un autarchico. Dove non era mai riuscito ad arrivare il videoregistratore (ovviamente per riuscire a registrare questo film occorreva programmare l’apparecchio per le tre di notte, sperando che il film iniziasse con un ritardo non superiore alla mezz’ora) ha potuto finalmente internet.

Si tratta di un film pieno di messaggi in codice, molto autoreferenziale, a tratti esilarante e piuttosto deciso nel criticare certe tendenze del cinema e del teatro italiano di quegli anni. Non mi spingerò a farne un commento, mi interessava riflettere su una situazione ricorrente del film: lo spettacolo che viene messo in scena dalla compagnia di amici viene seguito da pochissime persone, sistemate su delle sedie da cucina. Persone che sembrano essere capitate lì per sbaglio, e che rimangono sino alla fine dello spettacolo solo per educazione salvo poi scappare alla fine, evitando il supplizio ulteriore del dibattito. Teatro sperimentale, d’avanguardia, che  nel film sembra soddisfare solo le manie espressive del regista, ma che è lontanissimo dai gusto dello (sparuto) pubblico.

Mi interessava questo argomento perchè mi viene naturale confontare la situazione messa in scena nel film con moltissime situazioni che vivo direttamente: spesso organizziamo con fatica degli appuntamenti di divulgazione che vedono una partecipazione scarsissima di pubblico. Non si tratta neanche di argomenti “sperimentali”: basta che si parli di un libro (la parola libro è un deterrente fortissimo)  e si ha spesso a che fare con una platea di pochi, magari venuti solo per lealtà all’associazione organizzatrice o per amicizia.

Dal lato opposto, le serate di proiezione di immagini di viaggio: ognuno di questi appuntamenti ribocca di partecipanti. Persino un teatro di dimensioni medie come quello di villa Belvedere a Mirano non era sufficiente, la settimana scorsa, a contenere il numero di persone accorse a una serata di proiezione di immagini di un viaggio in Mongolia.

Mi sembrava opportuno rifletterci un attimo: possibile che le parole scritte, quelle che stanno dentro i libri, respingano in modo così forte, a vantaggio dell’immagine, di facile approccio e seducente? Siamo condannati a vedere morire la scrittura, se non ridotta a poche parole allusive, a slogan pubblicitari, a sms scritti in un linguaggio cifrato? 

Le statistiche sulla lettura  di libri porterebbero a pensare che in effetti per la parola scritta il futuro non è roseo. Neppure i quotidiani cartacei godono di grande seguito, e le serate letterarie con così poca partecipazione spontanea sembrano confermare la tendenza. Il tutto mi sembra iscriversi in una più generale tendenza ad abbandonare l’approfondimento: non ci concentriamo più su di un solo argomento, vogliamo sapere più cose ma per ognuna di queste ci accontentiamo di saperne poco, risparmiamo tempo per interessarci, altrettanto superficialmente a qualcos’altro. Purchè questo qualcos’altro non ci richieda troppa concentrazione.

Se siete riusciti ad arrivare alla fine di questo post, temo che la vostra capacità di concentrazione sia largamente superiore alla media.

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