L’altro giorno stavo guardando in streaming il telegiornale dell’emittente statale francese France 2. Tra i servizi mandati in onda, uno riguardante la materia degli alloggi popolari. In Francia esiste una legge per la quale ogni comune ha l’obbligo di destinare almeno il 20 % delle lottizzazioni all’edilizia popolare. Il servizio descriveva una situazione variegata, con la maggioranza dei sindaci rispettosa dei limiti importi dalla legge e con una minoranza che non destinava quanto dovuto all’ediliza popolare, spesso lamentando la carenza di terreni edificabili adeguati.
L’acronimo di questo post è quello usato in francia per identificare gli alloggi popolari e sta per Habitation à loyer moderé. Non occorre sottolineare come il fatto di avere una percentuale di alloggi popolari così alta, almeno per gli standard italiani, fà si che ci sia una relativa facilità di ottenimento a tali alloggi, o quantomeno vi si può accedere anche se non si è proprio in condizioni di difficoltà quotidiana di sussistenza.
In italia la quantità di alloggi popolari è talmente bassa da rappresentare uno degli aspetti della negazione del diritto alla casa. Anzichè favorire la possibilità per tutti per avere una casa, anche per chi non ci riesce con le proprie forze, nel nostro paese si favoriscono da decenni le operazioni immobiliari a basso tasso di qualità ed alto di redditività per i costruttori. E’ scandaloso che si sia permesso tutto questo, e che oggi il possesso o l’affitto di una casa sia diventato uno dei fattori che scoraggiano i giovani ad uscire, a sottrarsi alla tutela dei genitori per costruire una vita propria.
Tre post fa, questo blog ha parlato di famiglia, e di soprattutto di quanto la difesa della famiglia venga evocata in modo strumentale e inappropiato da chi, con scelte consapevoli, ha consentito che quella famiglia tanto evocata diventasse in realtà una istituzione moribonda. Moribonda perchè le famiglie, nelle società che funzionano, si evolvono, cambiano, proteggono fintantochè chi vi cresce non ha le forze per costruirne una di propria.
Emerge in tutta la sua assurdità la sortita infelice di quel ministro, ora non più tale, che bollò i giovani di immaturità. Quei pochi che riescono nel progetto di aquistare una casa, sanno per 10-20 anni della loro vita un prestito della banca li costringerà a dibattersi tra perenni difficoltà, e a considerare la nascita di un figlio come un lusso o peggio, un flagello.
Ma il tono della sortita di quel ministro aveva fatto capire quale fosse il grado di consapevolezza di tutto questo nel personale politico nazionale. E aveva fatto capire a che punto si fosse nell’individuazione dei responsabili.
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